Antimacchia e impermeabili

 

Antimacchia e impermeabile: due cose differenti

In questo articolo parleremo di trattamenti da effettuare su capi, tessuti, etichette, patch, nastri e su qualunque materiale tessile affinché non si sporchino, cioè affinché acquisiscano proprietà antimacchia o antisporco.
Il contenuto di questo articolo riguarda anche trattamenti impermeabili, anche se sono una cosa diversa: i manufatti tessili impermeabili, infatti, semplicemente non si bagnano, tuttavia questa proprietà non garantisce che non si sporchino!
Perché un tessuto sia definibile “antimacchia”, usualmente occorre che abbia due distinte proprietà: idrorepellenza e oleorepellenza.
E’ importante che sussistano tutte e due queste proprietà! Infatti, così facendo, il tessuto non assorbirà sostanze “acquose” (tipo bibite, caffè, vino, acqua delle pozzanghere, ecc.), ma nemmeno alcuna sostanza “oleosa” (come gelato, sugo, maionese, olio, burro fuso, latte, ecc.). Se disponessimo solo della prima proprietà, avremmo un manufatto impermeabile, ma con le sostanze oleose si sporcherebbe.
Oltre alle macchie di Coca-cola e di olio, abbiamo poi una terza tipologia di macchie: quelle derivanti da sostanze polverulente quali terra di strada, sabbia fine, fango secco, nerofumo, polverino di carbone, polveri sottili ovvero ciò che viene definito PM10 dai giornali quando parlano di inquinamento atmosferico. Questa micropolvere sporca molto ed è quindi molto insidiosa sui tessuti perché, essendo finissima, si infila nelle porosità della costruzione del tessuto ed anche fra le singole fibrille che costituiscono le fibre tessili. Una volta che le polveri sottili si sono insediate lì dentro, i microgranuli (scuri e irregolari) di cui sono costituite non riescono più ad uscire, nemmeno con il lavaggio. Questa è la ragione per cui le cosiddette “macchie di terra” sono così difficili da eliminare dai tessuti. Questo genere di agenti sporcanti saranno trattati a parte, in altro articolo, perché qui parleremo solo di antimacchia mediante trattamenti idrorepellenti e/o oleorepellenti.

 

Da dove partire?  

I trattamenti che impartiscono proprietà antimacchia o impermeabili possono conferire caratteristiche qualitative e di durata molto differenti. Andiamo da trattamenti che conferiscono proprietà minimali ad altri che consentono di ottenere performances straordinariamente elevate. E’ quindi molto importante determinare accuratamente quali siano le proprietà volute (o necessarie) nel proprio specifico caso. Tutto questo va fatto senza puntare su performances inutilmente “stratosferiche”, perché richiederebbero trattamenti complessi, probabilmente difficili da realizzare e molto costosi; ma anche senza trascurare o lesinare su caratteristiche irrinunciabili, perché esse potrebbero costituire “la differenza”, in grado di caratterizzare il vostro prodotto, diventando così un vostro vantaggio competitivo.

A proposito di effetti speciali… prima di entrare nei dettagli vi presenterò un filmato. Si tratta di un drill di cotone che ho trattato in modo da ottenere un effetto “super-idrofobo“. Tecnicamente ciò significa che le gocce d’acqua hanno un angolo di contatto superiore a 150° (in altro articolo spiegherò che cosa significhi). L’effetto super-idrofobo fa sì che le gocce d’acqua sembrino “scivolare” sulla superficie del tessuto come fossero mercurio. Il fenomeno prende anche il nome di “effetto loto”, dalla pianta le cui foglie hanno beneficiato da parte della natura di questa singolare proprietà “autopulente”.   Buona visione!

Se vi è piaciuto l’effetto superidrofobo , allora potrete cliccare qui per vedere un altro bel filmato in inglese. E se la cosa vi appassiona, vi suggerirei anche quest’altro filmato.

 

Ma ora torniamo al trattamento che vi occorre!
Vi fornisco tre spunti, su cui riflettere. Fare chiarezza su questi tre elementi consentirà ai tecnici di determinare con precisione di quale trattamento e di quale tecnologia il vostro caso necessiti.
Pronti? Bene, allora dovete pensare a tre cose:

  1. di quale tipo di prodotto tessile disponiate e “quanto” ne volete trattare 
  2. quale durata vi aspettate e quali performances vorreste ottenere
  3. se vi sembra un aspetto rilevante: quali sono i vincoli ecotossicologici che volete (o dovete) rispettare

Come vi accennavo, le tecnologie di trattamento e i formulati cui ricorrere sono davvero tanti ed estremamente diversi, e anche con prezzi molto differenti!  Ragione per cui occorre prestare grande attenzione a quello che volete fare ed ottenere, valutando poi attentamente a chi affidarsi per l’esecuzione del trattamento e il suo controllo.

 

ENTRIAMO NEI DETTAGLI


1. Che tipo di prodotto tessile dovete trattare?

Come è facile intuire, non tutti i trattamenti possono essere fatti su qualunque substrato tessile e in tutte le forme fisiche in cui i manufatti tessili possono presentarsi.
Questo fatto, insieme con le performances da ottenere, incide sulla scelta delle sostanze da impiegare e sulle modalità applicative e relativi costi; conviene quindi fare una distinzione fra almeno tre “formati” che definiremo “normali”, “particolari” e “impossibili”(!!!).
1.1 Sono “formati normali” – per esempio – rotoli di tessuto di alcune centinaia o migliaia di metri, in altezza da cm 120 a 160 circa.
Se il tessuto non ha subito in precedenza trattamenti strani o particolari, questo formato e queste quantità consentono una lavorazione industriale agevole, su macchinari convenzionali. La lavorazione sarà abbastanza spedita con prezzi solitamente contenuti; non avrete quindi grandi problemi a reperire chi possa materialmente eseguire il trattamento. Semmai, quel che dovrete valutare bene è quale trattamento eseguire: ma ne parleremo più avanti.
1.2 Sono “formati particolari“: patch, etichette, nastri, teli ricamati, tessuti in spezzoni aventi larghezze (talvolta irregolari o variabili) da alcuni centimetri a un metro o più, e di lunghezze variabili: da pochi metri a molte migliaia, decine o centinaia di migliaia di metri, oppure di “pezzi”.
Se questo è il formato in cui si presenta il vostro prodotto, allora dovrete mettere in conto una spesa maggiore rispetto al precedente caso “normale”. Tecnologie, macchinari e condizioni applicative alle quali bisogna ricorrere non sono più convenzionali, né usuali, e questo comporterà quasi sicuramente dei costi di trattamento non proprio contenuti.
Il prezzo di trattamento, invece che “al metro”, potrebbe essere espresso per centimetro o decimetro quadro, oppure per “pezzo” trattato, o in qualche insolita unità di misura. Probabilmente, avrete anche qualche difficoltà nel reperire chi esegua trattamenti su formati non particolari. Le cose poi si complicano ulteriormente se vorrete raggiungere performances antimacchia elevate, e magari con vincoli ecotossicologici rigidi. In questi casi, dovrete mettere in conto una ricerca dei possibili fornitori: vi servirà un po’ di tempo e anche delle prove e dei controlli preliminari. Questi casi capitano sovente in Sandroni (www.sandroni.it) perché dispongono di tecnologie, macchinari e controlli particolarmente idonei per queste situazioni un po’ “al limite”.
1.3 Vi sono poi i “formati impossibili” (o quasi…): per esempio, i tessuti che non si possono bagnare in acqua perché si rovinerebbero, oppure capi di abbigliamento già confezionati perché molto difficili da trattare, o – ancora – tessuti e prodotti tessili siliconati, o parzialmente già trattati impermeabili con un trattamento magari insufficiente. Se il vostro caso è uno di questi, farete probabilmente eseguire delle prove, ma potreste anche dover rinunciare a un vero e proprio trattamento antimacchia. In certi casi, attraverso prove di laboratorio ed analisi si può arrivare a valutare se il fine da raggiungere giustifichi i mezzi cui ricorrere: certe volte, studi e prove comportano costi elevati. Se vi trovate in questa situazione, potreste scrivermi (piero@sandroni.it). Qualche caso molto speciale mi è capitato: certe volte ho risolto il problema, ma non sempre si trova la soluzione perfetta!

2. Quale durata e quali performances volete raggiungere

2.1 Durata
Questo è un fattore molto importante. Tutti sappiamo che il mondo è pieno di costose giacche a vento e di tute da sci ben lontane dall’avere un trattamento impermeabile adeguato. E non sto parlando di antimacchia!
Questi capi, dopo una stagione, si inzuppano di acqua e neve e questo non va bene, soprattutto se il prodotto è di marca: non giova alla buona reputazione del brand e di certo non concorre alla fidelizzazione del cliente!
Il suggerimento che do a voi è invece di porvi subito il problema della durata, perché chi utilizzerà il vostro prodotto, indipendentemente che sia solo impermeabile o anche antimacchia, ha sicuramente delle aspettative alle quali voi dovete pensare.
Predisporre un trattamento avente una durata adeguata si può fare e non costa tanto di più di un trattamento poco durevole.
La prima cosa che dovete chiedervi è se, e quante volte, il prodotto sarà lavato. E, nel caso, come sarà lavato: in acqua o a secco? Mediamente un lavaggio a secco “pesa” sul trattamento (cioè lo “degrada”) come tre lavaggi in acqua.
Naturalmente si possono fare anche trattamenti idrorepellenti resistenti a 80 lavaggi in acqua, però bisogna valutare bene se è il caso… oppure se non vi possiate accontentare di qualcosa di un po’ meno eccellente!

Altro dettaglio molto importante che vi voglio segnalare è la cosiddetta “proprietà LAD“. Che diavolo è?
Molti trattamenti idrorepellenti (e antimacchia), dopo un lavaggio perdono (apparentemente) la loro proprietà (il perché lo spiegherò in dettaglio in altra occasione). Accade però che la loro proprietà si ripristini magicamente passando sul manufatto un ferro da stiro caldo (ma non troppo: certi tessuti sintetici potrebbero danneggiarsi).
Se il trattamento è di tipo LAD, dopo il lavaggio non serve passare il ferro da stiro caldo. Se invece il trattamento non è di tipo LAD, dopo ogni lavaggio occorre passare un ferro da stiro caldo per ripristinare le proprietà impermeabili o antimacchia. Facile, no? Certo, i trattamenti di tipo LAD sono più comodi, ma purtroppo ancora relativamente poco diffusi.

Riepilogando: definite una durata prevista e valutate se il vostro prodotto sarà lavato (quante volte e come). E se vi conviene chiedere un trattamento LAD.
Dovete pensare bene a queste cose, perché sono fattori che fanno la differenza (anche di prezzo).
E’ abbastanza normale aspettarsi che un manufatto impermeabile o antimacchia perda un po’ delle sue proprietà dopo vari lavaggi, ma questa proprietà non dovrebbe scomparire del tutto su una tuta da sci dopo una stagione! Sono quindi molto importanti le aspettative dei vostri clienti che non dovrete tradire!

2.2 Performances
Ecco un altro punto fondamentale. Partiamo da un fatto ovvio, di solito non adeguatamente considerato: le cose vanno misurate! Mi spiego…
Quando chiedete (e pagate) un trattamento impermeabile o antimacchia, è bene stabilire e concordare come, quando e chi debba misurare questa proprietà. Insomma, voi comprereste mai qualcosa senza misurarla? No di certo, ma nel caso di questi trattamenti quasi nessuno presta alla misura la necessaria attenzione.
In altre parole, bisogna accertare che il trattamento eseguito sia quello che avevate stabilito ed inoltre che svolga esattamente il compito previsto e per il tempo previsto. Misurare le cose evita sorprese spiacevoli o contestazioni a distanza di tempo (visto che il trattamento dovrebbe “durare” almeno quel tanto che pensavate).
Per chiarire questo aspetto di misura dobbiamo fare qualche ragionamento sul “come” misurare e sul “chi” debba misurare.
Resistete ancora un po’ e partiamo…

(i) Come misurare?
Ci sono due alternative: scegliete quella che più vi aggrada.
Alternativa #1.
Riferitevi a una norma (UNI, EN, ISO, AATCC, DuPont(TM), Ferrovie Tedesche, ecc.). Una norma descrive un metodo di prova preciso, seguendo il quale chiunque, in ogni parte del mondo, può ripetere la misura ottenendo il medesimo risultato che consente di valutare quanto il vostro prodotto sia impermeabile o antimacchia. Semplice, chiaro, ma costoso, perché di solito la prova “a norma” viene svolta in un laboratorio secondo precise tariffe.
Alternativa #2.
Definite o concordate un metodo di prova, applicando il quale possiate provare se e quanto il vostro prodotto sia impermeabile o antimacchia. In questo caso, è importante che il vostro metodo sia chiaro e ripetibile senza errori di interpretazione da parte vostra o di chiunque altro (compreso il vostro fornitore).
Qualche esempio. Potreste stabilire di versare sul vostro prodotto un caffè espresso, verificando che scivoli via, senza lasciare macchie né aloni. La prova è lecita. Però, scritta così, non va bene, perché non è abbastanza definita e potrebbe generare contenziosi. Mancano infatti dei dettagli che, influenzando la prova, genererebbero risultati diversi di volta in volta sul medesimo manufatto. E questo non va bene. Per rendere valida la prova del caffè versato, vi suggerirei di definire almeno questi dettagli: quale caffè utilizzare (cialde o moka?); la temperatura del caffè; da che altezza vada versato; quanto zucchero debba esservi.
Un altro metodo potrebbe prevedere di impiegare acqua, o salsa di pomodoro, o cioccolata, maionese, fango, terra. Insomma, scegliete quel che vi pare, ma definite bene tutti i dettagli compresi quelli apparentemente minori perché chiunque possa replicare la prova ottenendo risultati se non identici, almeno molto simili.

Una norma o un vostro personalissimo metodo di prova vanno ugualmente bene, ma poi eseguitela questa prova! Dovete accertare che tutta la vostra produzione abbia il risultato qualitativo che vi aspettavate inizialmente.

(ii) Chi misura?
Se il vostro fornitore (cioè l’azienda che esegue il trattamento antimacchia o impermeabile) è certificato ISO 9001 potreste fidarvi. Infatti il sistema qualità certificato impegna contrattualmente il fornitore a misurare quel che produce in modo che voi non abbiate sorprese. In questo caso, concordate norma o metodo e poi affidategli il compito di fare le prove. Se volete, potrete richiedere una dichiarazione di conformità su tutti o su alcuni lotti di produzione: questo documento attesta i risultati ottenuti dalla prova eseguita sul lotto al quale la dichiarazione si riferisce (non può riportare valori generici).
Se invece il vostro fornitore non fosse certificato ISO 9001, allora dovete adottare qualche precauzione maggiore. Se avete optato per una norma, fate eseguire almeno una (o alcune) prove in un laboratorio accreditato. Avrete un certificato con i valori misurati, mediante i quali giudicare la qualità del trattamento eseguito. Questo servizio però costa! Se avete optato per un vostro metodo, eseguite voi stessi il test, oppure svolgetelo insieme al vostro fornitore, su un campione da voi stesso prelevato.


3. Vincoli ecotossicologici che volete (o dovete) rispettare

Iniziamo con una premessa avente per oggetto un elemento molto “chiacchierato”: il fluoro.
Come abbiamo detto all’inizio, l’oleorepellenza è la capacità di un tessuto di non sporcarsi con sostanze oleose: insieme con l’idrorepellenza costituisce una prerogativa fondamentale di un trattamento antimacchia.
L’oleorepellenza si ottiene oggi solo con trattamenti impieganti composti chimici del fluoro. Questi composti sono attualmente osteggiati da molte associazioni ambientaliste. Il problema è che senza fluoro, oggi, l’oleorepellenza non la si ottiene.  Greenpeace ha sentenziato che il fluoro fa male all’uomo e all’ambiente e quindi non deve più essere usato. Tuttavia, alcuni composti del fluoro sono presenti in molti dentifrici… La questione è ancora molto discussa e lungi dall’essere conclusa.

Parlando invece di idrorepellenza, questa la si può raggiungere sia con composti del fluoro, sia senza fluoro: precisamente con siliconi idrofobi molto efficaci. Nel caso della sola impermeabilizzazione disponiamo quindi, già oggi, dell’alternativa “fluoro-free”.  Senza fluoro, le performances sono un poco inferiori soprattutto dopo più lavaggi a secco, tuttavia i risultati sono molto apprezzabili.

Foto: la natura realizza eccellenti trattamenti
impermeabili senza chimica, né fluoro!
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Per ottenere l’effetto antimacchia occorre anche l’oleorepellenza, di conseguenza i trattamenti necessitano della chimica del fluoro. In questo caso abbiamo una certa gamma di sostanze fluorurate atte allo scopo e, fra queste, ve ne sono vari tipi, più o meno efficaci e più o meno “avanzati” per quanto attiene il rispetto di parametri ecotossicologici, sempre più restrittivi e recentemente oggetto di attenzione da parte di molti standard e normative. L’impiego di composti fluorurati più o meno “leggeri” dal punto di vista ecotossicologico dipende dal livello di antimacchia che si vuole raggiungere ed anche dai parametri applicativi cui occorre ricorrere per determinati manufatti.

Esaurita la lunga premessa, esaminiamo rapidamente i vincoli che dovete e/o potete rispettare.

3.1 Vincoli che “dovete” rispettare.
Occorre osservare delle differenze fra Italia (ed UE) e resto del mondo.
In Italia e in UE occorre rispettare le Norme Europee. Tutti i trattamenti eseguiti devono essere nel rispetto del Regolamento Europeo Reach. Ciò significa che le sostanze chimiche impiegate sui vostri manufatti devono essere preregistrate Reach fino a scadenza dei termini di registrazione, dopo di che devono essere Registrate Reach.  Quindi, se il trattamento è svolto in paesi extra-UE, occorre accertare quali sostanze sono state impiegate e se esse siano o meno conformi al Reach.
Se poi vendete il vostro prodotto in Paesi extra-UE, il trattamento deve essere adeguato in modo che le sostanze antimacchia o impermeabili presenti sul vostro prodotto siano conformi alle norme vigenti nel Paese in cui prevedete di vendere. Se non avanzerete alcuna richiesta, l’azienda italiana (o UE) che eseguirà il trattamento si atterrà unicamente all’impiego di sostanze preregistrate Reach o necessariamente registrate Reach dal 2018 in avanti. L’azienda extra-UE che eseguirà il trattamento potrà invece impiegare sostanze non ammesse in UE. Valutate sempre con grande attenzione il vostro mercato di vendita e richiedete trattamenti adeguati, che vi consentano di attenervi alle regolamentazioni vigenti dove vendete il vostro prodotto.   

3.2  I vincoli che “potete” rispettare sono invece quelli cosiddetti “volontari”. Essi sono sostanzialmente incentrati sulla presenza o meno di fluoro, ma esistono regolamenti e standard che normano la presenza di molte sostanze chimiche oltre al fluoro: sostanze che devono essere attentamente valutate. Oeko-Tex, Camera della Moda, ZDHC, Detox-Greenpeace, BlueSign e molti altri marchi sono regolamenti privati, volontari, per i quali – se deciderete di attenervi – occorrono attente e scrupolose valutazioni affinché il vostro prodotto possa essere conforme. Parlatene con il vostro fornitore e definite bene gli standard a cui volete attenervi perché siano eseguiti trattamenti con sostanze adeguate. In alcuni casi determinati trattamenti non potranno essere eseguiti, oppure la misura di determinate sostanze presenti sui vostri manufatti comporterà costi aggiuntivi non trascurabili. 

(rev. 02 – 15/07/2017)

TOPICS
Sito Sandroni

Alternatives to fluorocarbon coatings and finishes
(pdf, Greenpeace, pag. 25)

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