Direttiva UE sulla sostenibilità

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Sostenibilità: survey tessile per Direttiva UE

 

La Commissione Europea ha individuato nei prodotti tessili “un settore prioritario in cui l’UE può aprire la strada a un’economia circolare e neutra in termini di emissioni di carbonio” e ha annunciato di conseguenza una strategia per il rafforzamento del tessile europeo.

Questo rafforzamento avverrà accrescendo la competitività del settore e, nel contempo, la sua concreta sostenibilità, per il tramite di una direttiva presto in vigore, che potrebbe rivelarsi molto incisiva.

L’iter di emissione della direttiva segue una road map di cui l’ultima fase, prima dell’effettivo varo, è una public survey il cui termine è previsto per il 4 agosto 2021 (per partecipare si veda alla fine del post).

La fitta trama di questa assai corposa consultazione consente di trarre qualche indicazione non tanto sul contenuto finale della direttiva ora in gestazione, quanto sull’ampio ventaglio di principi ispiratori e sulla strategia che – si presume – la Commissione implementerà nella direttiva, a partire da competitività, sostenibilità e riciclo.

Preciso che questo articolo nasce da mie libere e personali interpretazioni dei contenuti della survey e rappresenta un semplice e modesto spunto di riflessione che propongo ai colleghi tessili, ovviamente senza pretesa di voler anticipare nulla: tantomeno decisioni che la Commissione deve ancora assumere e che apprenderemo dal testo finale della direttiva, quando sarà emanata.

Prego quindi di prendere quanto scrivo come semplici “informazioni in prospettiva”.

(Rev. 1 del 15/07/2021)

 

Un’anteprima breve

Da quanto desumo, obiettivi della Commissione per il nuovo tessile europeo sono competitività, sostenibilità, economia circolare, riutilizzo e riciclaggio. Queste finalità dovrebbero essere raggiunte intervenendo lungo tutta la filiera produttiva (anche fuori dall’UE), come pure sui consumatori.

Dal momento che nella survey si pongono domande molto specifiche, è desumibile che la direttiva riguarderà tutti gli argomenti toccati dalla consultazione, fra cui le materie prime, i processi produttivi, la progettazione dei prodotti, il loro riutilizzo e riciclaggio, ma anche – come dicevo poco sopra – i consumatori e i loro comportamenti, oltre alle modalità per la gestione corretta dei tessili usati e dei rifiuti tessili.

E’ anche molto probabile che la direttiva emani disposizioni precise per chi produce all’estero, in particolare circa i controlli, la conformità alle norme europee dei prodotti tessili importati, l’equità dei salari, le condizioni di lavoro e il rispetto dei diritti umani.

Come si può capire, se il testo finale della direttiva rispecchierà i contenuti della survey, si creerà un solco profondissimo fra “prima” e “dopo” la sua entrata in vigore. Cosa, quest’ultima, che auspico avvenga per gradi, un po’ come è stato per il Reach, che ha avuto effetti enormi sulle sostanze chimiche in commercio, ma è andato a regime con gradualità.

 

Articolazione della consultazione

La consultazione si articola in tre parti comprendenti in tutto un centinaio di spunti ai quali attribuire un punteggio da 1 a 5 in base ad importanza, efficacia o priorità.

Non ritengo di riportare in dettaglio il contenuto della survey: mi limiterò ad una esposizione sintetica. Chi è interessato ad esprimere il proprio parere potrà accedere alla consultazione (vedi in chiusura del post), preferibilmente dopo aver letto questo articolo introduttivo.

 

 

Survey parte 1

Si apre con un titolo molto impegnativo: “I prodotti tessili, settore chiave dell’economia dell’UE e fattore essenziale per la ripresa”.
Consta di tre paragrafi, ciascuno comprendente una decina di proposte da valutare.

I tre paragrafi vertono rispettivamente sui temi seguenti:

  • Fattori per promuovere la sostenibilità (garantendo resilienza e competitività dell’industria tessile europea)
  • Strumenti per uscire dalla crisi (sempre garantendo resilienza e competitività dell’industria tessile europea)
  • Tecnologie per sostenere un tessile competitivo e sostenibile in UE

 

Survey parte 2

Qui si parla di Economia Circolare nel Settore Tessile.
E’ la sezione più corposa, suddivisa in 10 paragrafi, ciascuno comprendente 8-10 proposte. In questa parte 2 si passano minuziosamente in rassegna tutte le fasi della filiera tessile.

Il primo dei dieci paragrafi chiede quali siano le priorità di circolarità nella catena del valore, dalla progettazione del prodotto tessile alla “moda lenta” (con buona pace del fast fashion…); dalla tracciabilità per il consumatore alla trasformazione dei capi usati in altri prodotti e via dicendo.

A partire dal secondo paragrafo, si entra nei dettagli.
Ecco gli aspetti specifici su cui la Commissione chiede indicazioni di priorità.

  • Materie prime. Quale selezione per promuoverne la sostenibilità? Fibre con origine certificata, fibre vergini e fibre riciclate, nuove classificazioni dei rifiuti tessili, sicurezza, durata e caratteristiche di fibre riciclate
  • Processi di produzione. Come renderli più rispettosi dell’ambiente? Agire sulla durata dei prodotti, su una minore sensibilità alle tendenze moda, sulla riparabilità dei prodotti tessili, impatto ambientale nell’intero ciclo di vita, riutilizzo, accorgimenti per una minore manutenzione, riciclabilità, sostanze da evitare, propensioni verso riciclati o fibre naturali coltivate in modo sostenibile
  • Progettazione dei prodotti. Quali caratteristiche per la transizione verso un’economia più circolare? Qui occorre esprimersi su prevederne la durabilità tecnica, una minore sensibilità alle tendenze favorendo un “design senza tempo”, la riparabilità dei prodotti, eventuali “pezzi di ricambio”, l’impatti ambientale nell’intero ciclo di vita, la riutilizzabilità, la modularità e flessibilità, una minore cura/manutenzione (intesa come meno lavaggi, meno temperatura, no stiro), la riciclabilità (intesa come facile scomposizione, ridotta presenza di miste, no sostanze critiche, info su materiali e chemicals). Si pone poi l’annoso quesito se sia più sostenibile “più tessuti e fibre riciclate”, oppure “più fibre naturali coltivate in modo sostenibile”. Nello specifico, sarà molto interessante conoscere i risultati della survey e le conseguenti disposizioni che la Commissione porrà nella Direttiva.
  • Problema microplastiche, cui è dedicato un intero paragrafo. Che fare? Meno fibre sintetiche, più fibre naturali, oppure meno dispersione di fibre nei processi, o ancora lavatrici/lavasciuga /asciugatrici che catturino le microplastiche, progettazioni ad hoc per una bassa dispersione di fibre, o etichettare in base al rilascio di microplastiche. Oppure, ancora, sostenere tecnologie per separare le microplastiche dai fanghi nei depuratori e ricerche per comprendere le cause di rilascio di microplastiche e relative soluzioni

Consumatori e comportamenti

Si tocca poi il delicato argomento che coinvolge i consumatori e i loro comportamenti.
In questo paragrafo le sollecitazioni della Commissione vertono sull’opportunità di fornire al consumatore nuove informazioni, come la durata prevista, riparabilità, cura, diritti umani, impronta ambientale; promuovere il marchio di qualità ecologica dell’UE per prodotti tessili e calzature; proteggere gli acquirenti da informazioni false e fuorvianti nelle dichiarazioni ambientali; attuare campagne UE per l’uso sostenibile dei prodotti tessili; affrontare il problema del consumo eccessivo (es.: fast fashion); sostenere la riparazione di prodotti tessili; proporre nuovi business come la condivisione o l’affitto di prodotti tessili e incentivarli; migliorare le norme di garanzie giuridiche e commerciali o dare incentivi per l’acquisto di prodotti tessili sostenibili/circolari (es.: tassazioni differenziate).

Nel successivo paragrafo si propongono modelli di business con maggiori potenzialità di redditività economica ed espansione (ma che contribuiscano all’economia circolare).

Qui si chiedono indicazioni in merito alla fabbricazione di prodotti durevoli di qualità, ad alto valore “personale” (es.: coprogettazione, personalizzazione); ritiro e rivendita di prodotti di marca propria; vendita al dettaglio di prodotti (di terzi) di seconda mano; servizi di noleggio/affitto per consumatori (es.: indumenti neonati); scambi di prodotti tra consumatori; servizi di noleggio/affitto b2b (es.: ospedali, cucine, alberghi); servizi di riparazione e sistemazione; riprogettazione di prodotti tessili usati/rifiuti tessili in nuovi prodotti.

Altro paragrafo affronta infine i possibili ostacoli al riutilizzo e riciclaggio di prodotti tessili usati. Si propongono la mancanza di raccolta differenziata; saturazione dei mercati mondiali di prodotti tessili usati; mancanza di domanda di tessili usati da parte delle imprese UE; scarsa conoscenza dei mercati dei tessili usati da parte delle imprese attive nella raccolta e cernita; mancanza di possibilità per i consumatori di accedere a prodotti tessili usati; abbassamento della qualità dei prodotti tessili nuovi; calo dei prezzi di tessili usati che riduce la redditività economica della raccolta.

 

Survey parte 3

La parte terza, ed ultima, tratta di conformità globale, diligenza e trasparenza. Potremmo definire questa sezione come disposizioni volte ad instaurare una “conformità etica” nel tessile globalizzato, il che non mi sembra proposito da poco. Si articola in tre paragrafi, ciascuno comprendente da 5 a 12 spunti da valutare e su cui esprimere un livello di priorità.

Il primo paragrafo verte sul come promuovere la sostenibilità lungo tutta la catena del valore (salari equi, condizioni di lavoro dignitose e diritti umani e dei lavoratori).

Si propongono valutazioni in merito a sostenibilità sociale negli appalti pubblici e/o nei prodotti tessili e calzature con marchio di qualità ecologica UE; maggiore promozione del marchio tra i consumatori; certificazioni armonizzate dei tessili sostenibili; accordi volontari per maggiori responsabilità sulle condizioni di lavoro a monte, diritti dei lavoratori, stabilità del posto di lavoro; migliore applicazione sullo sviluppo sostenibile di accordi di libero scambio con paesi terzi; integrazione di norme UE in materia di dovuta diligenza (anche nell’imminente iniziativa sul governo societario sostenibile riguardante la tutela dell’ambiente e i diritti umani e dei lavoratori); leggi per garantire che i prodotti tessili immessi sui mercati europei siano stati prodotti nel rispetto delle norme minime in materia di diritti umani e dei lavoratori; ecc.

Il secondo paragrafo riguarda gli strumenti per garantire che materiali e prodotti tessili importati siano conformi ai requisiti legislativi UE. Qui le valutazioni da esprimere riguardano i controlli doganali, la vigilanza del mercato, gli incentivi economici per il rispetto delle norme di sostenibilità, l’applicazione di tecnologie di tracciamento e la cooperazione con i mercati online.

Infine il terzo ed ultimo paragrafo verte sulle azioni prioritarie per garantire che prodotti tessili usati siano trattati e gestiti con la dovuta diligenza rispetto alla gerarchia dei rifiuti, alla tutela dell’ambiente, ai diritti umani e dei lavoratori e a condizioni di lavoro dignitose all’estero.

In questo paragrafo, i giudizi richiesti sono relativi a obbligo per gli Stati membri di riferire in merito al trattamento e alla destinazione finale dei prodotti tessili usati e dei rifiuti tessili soggetti a raccolta differenziata; codice di condotta verificato da terzi per i soggetti attivi nella raccolta e nel trattamento dei prodotti tessili usati; obblighi degli esportatori di garantire e verificare che i rifiuti tessili esportati nei paesi terzi siano gestiti in modo ecologicamente corretto; accordi volontari con l’industria dei prodotti tessili usati su raccolta e trattamento responsabili dal punto di vista ambientale e sociale dei prodotti tessili dopo il consumo, compresi gli elementi a valle; incentivi economici per il rispetto delle norme di sostenibilità da parte delle imprese attive nella raccolta e nel trattamento; elaborazione di criteri a livello dell’UE per distinguere tra indumenti usati o di seconda mano e rifiuti tessili, ecc.

 

Per concludere…

La Commissione, con questa consultazione pubblica, richiede indicazioni a 360° frutto, a mio giudizio, di un eccellente lavoro di analisi e di proposizione di azioni concrete.

Personalmente mi auguro che tutti i soggetti interessati, in particolare i tessili, abbiano partecipato a questa survey, ponendo la dovuta attenzione all’articolazione delle domande, ai tutt’altro che banali contenuti e alle implicazioni che potrebbero derivare dalle indicazioni fornite.

Chi non avesse ancora partecipato, fino al 4 agosto 2021 può ancora farlo sul sito della Commissione, in italiano, registrandosi e prevedendo olte mezz’ora per formulare le proprie risposte.
Per accedere alla survey è sufficiente cliccare qui (o sull’immagine sottostante).

Grazie per aver letto questo post.

piero@sandroni.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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