Riprodurre e valutare il colore nei tessuti

Reading Time: 12 minutes

Come fare in modo che tintorie e stamperie migliorino la riproduzione dei colori


Sei nel tessile e lavori con i colori?
Troverai qui alcune informazioni di immediata e pratica utilità, così da facilitare un po’ i tuoi quotidiani compiti. Nessuna lezione di fisica o di colorimetria: è un post facile, che ti permetterà di sfruttare le semplici ed intuitive conoscenze che ti espongo, impiegando correttamente termini e strumenti già oggi diffusi nel settore, ma ahimè poco utilizzati. Pronti?
Per prima cosa, facciamo conoscenza con i colori: strani soggetti, un po’ monelli… 

 

 

Basi del colore e …radio libere

Sicuramente hai provato a sintonizzare la tua radio per ascoltare qualche radio libera. Le frequenze delle diverse radio FM occupano una piccola gamma dello spettro elettromagnetico. 

Forse non immaginavi che nello stesso spettro elettromagnetico, più in alto, esiste un’altra piccola gamma di frequenze in cui, invece di radio, tv e cellulari, trovano posto (niente meno!) che i colori che vediamo.
Come fossero ricevitori radio, gli occhi “captano” determinate onde elettromagnetiche e, al posto di Radio DJ e Radio Montecarlo, c’è il giallo e il turchese!

Sia le radio, sia i nostri occhi, sono ricevitori di onde elettromagnetiche, sebbene su frequenze molto differenti. Vi sono anche molte altre differenze: per esempio nel grado di sensibilità, nella grande complessità e capacità di elaborazione. Sotto questi aspetti, i nostri occhi sono strumenti molto più avanzati di qualunque radio ricevente! Infatti, in modo semplice e naturale, noi distinguiamo milioni di colori. Gli occhi hanno una “sensibilità” e una “selettività” davvero straordinarie!

 

I colori: un po’ monelli!

I colori sono milioni e non abbiamo un nome per ciascuno (quanti verde bottiglia conosci? eppure, li chiami tutti verde bottiglia!). In secondo luogo, i colori percepiti derivano (anche) dall’elaborazione svolta dal cervello sui segnali semplici generati dall’occhio: quindi, in qualche misura, il colore ha anche una componente  “soggettiva”. Terzo, i colori possono cambiare a seconda del tipo di luce sotto cui li osservi (e non di poco!). Quarto: i colori mutano in funzione dell’angolo di osservazione e dello stato della superficie colorata (lucido, opaco, scabro, piatto…).

Insomma, quando vedi o giudichi un colore, intervengono un sacco di fattori che si aggiungono alla sensibilità straordinaria dei tuoi occhi. Soprattutto nell’industria tessile e della moda, tutto questo provoca condizioni ideali per discussioni e contestazioni a non finire, che hanno per oggetto l’interpretazione, la valutazione e l’imitazione dei colori!

Spiace dirlo, ma nell’era di Internet non abbiamo fatto grandi passi…
Il colore, forse il principale requisito nel mondo tessile, resta ancora oggi il più diffuso argomento di ambiguità, discussioni e divergenze.

Ti propongo un paio di suggerimenti e un po’ di informazioni che possono aiutarti.

 

Indica la luce in cui il tuo colore va osservato 

Questo fatto sembra banale, invece è fondamentale.
Ti sarà capitato qualche volta in un negozio di abbigliamento… All’interno hai trovato due capi ben assortiti perché in tono di colore. All’aperto, hai scoperto che i colori son diversi. Le luci artificiali del negozio hanno (involontariamente) causato l’inganno, facendoti sembrare uguale ciò che non è uguale.
Noi sappiamo che due colori possono sembrare uguali sotto una determinata luce e diversi sotto un’altra luce.

Questo effetto (o difetto?) ha un nome: si chiama “metameria.

Quando si “inciampa” nella metameria non è però solo colpa delle luci di osservazione differenti. Deve anche verificarsi che i coloranti usati per tingere due tessuti siano diversi. E questo succede quasi sempre perché si producono migliaia di coloranti differenti e ciascuno, per tingere, ne usa solo alcuni. Questi diversi coloranti, se mischiati in dosi opportune, producono toni di colore molto simili, ma poiché hanno natura chimica o caratteristiche diverse, il colore può risultare metamerico. In questi casi, i colori saranno molto simili sotto una luce, ma diversi sotto un’altra luce. 

Trasferiamoci ora in fabbrica, e vediamo che succede in tintoria (o in stampa), dove si deve riprodurre il colore del campione che hai fornito.

 

Che fa il bravo colorista?

Di sicuro non sa minimamente quali coloranti sono stati usati per realizzare il colore del tuo campione. Né ha modo di saperlo! Valuta il colore da imitare e imposta una ricetta di tintura (o di stampa) calcolando una miscela dei coloranti  disponibili tale da pervenire alla migliore imitazione possibile del tuo campione di colore.

In questa fase il bravo colorista prende in considerazione anche la metameria.
Il colorista deve darsi due obbiettivi: riprodurre preciso il tuo colore e perseguire bassa metameria. Non bastano bravura e competenza: occorre disponibile uno strumento un po’ complesso, che si chiama spettrofotometro.

Usando bene lo spettrofotometro e disponendo di una gamma di coloranti sufficientemente ampia, il colorista può ridurre la metameria, portandola quasi sempre entro valori moderati. Difficilmente riuscirà ad annullarla totalmente, ma almeno limitarla gli è possibile.

La precisione del colore dipende da una grande quantità di variabili e fattori differenti, direi impossibili da controllare tutti; la metameria dipende invece unicamente dalle capacità e dalle possibilità del colorista che formula il colore.
Indica sempre qual è la tua luce di riferimento e nel caso, chiedi attenzione per la metameria.

Ricorda poi che non sempre la “luce del giorno” è quella giusta di riferimento! Oggi, molti brand considerano luce di riferimento quella artificiale dei negozi. Quindi, attenzione!

 

Le sorgenti di luce più importanti

Le sorgenti di luce sono tante, diverse per tipo, consumi e qualità di luce emessa. Nell’ultimo paragrafo troverai molte tipologie di illuminanti e le rispettive rese cromatiche.

Le luci fondamentali che interessano la riproduzione dei colori sono per fortuna solo un paio.

  • D65   : la cosiddetta “luce del giorno” 
  • TL84 : la cosiddetta “luce artificiale di negozi e grandi magazzini”

Per “luce del giorno” tecnicamente non si intende la luce solare, ma una luce molto particolare: quella davanti a una finestra aperta esposta a nord, in una giornata di cielo uniformemente nuvoloso (!)

Nella pratica lavorativa si è dovuto trovare un’alternativa meno singolare… e si ricorre a tubi al neon particolari che emettono una luce chiamata “D65”. Si tratta di lampade costruite per imitare al meglio la “luce del giorno” della famosa finestra a nord col cielo nuvoloso. La luce di queste lampade è molto “fredda”: buona per i coloristi, ma poco piacevole per la gente comune. Quindi, nei negozi e nei grandi magazzini, si ricorre a un’altra luce più “accogliente”, che si chiama “TL84”.
E’ una luce più “calda”, in grado di creare ambienti più confortevoli e rilassanti, ma – proprio per questo – è molto diversa dalla “luce del giorno”. Sotto questa luce, a causa della metameria, i colori possono però apparire diversi da come risultano in luce del giorno.

 

 

Qualità della riproduzione dei colori

Non ti piacerà, ma devo dirti che tingendo, riprodurre un colore in modo identico al campione è di fatto impossibile.
E’ invece possibile riprodurlo in modo simile.
Dunque, qualunque tintura o stampa di colore è soggetta a tolleranza e accettare o meno una riproduzione diventa un problema di accettabilità di certe tolleranze.
Per questo, fare il valutatore di colori è mestiere difficile. Dire sì/no, passa/non passa, significa saper gestire le tolleranze.
E questo non è facile!

Sul perché non si riesca a fare una tintura identica al campione, la faccenda è alquanto complicata dato il numero di fattori entranti in gioco… Ci potrei scrivere un articolo, ma adesso non è il caso: andiamo oltre! 

Dunque lo strumento per misurare i colori esiste ed è lo spettrofotometro: macchina delicata, costosa, non facile da usare bene, ma che fortunatamente oggi esiste in quasi tutte le tintorie, stamperie e presso alcuni brand.
Lo spettrofotometro misura anche le differenze fra colori simili e la metameria ed esprime le sue valutazioni con dei numeri, di cui voglio parlarti brevemente perché, se lavori con i colori, devi sapere queste cose.

 

Differenze colore e Delta E

Le differenze di colore si esprimono con un numero chiamato “delta E” (precisamente scritto ΔECMC), di cui avrai sentito parlare. Per ora basta sapere che se due colori hanno ΔE=0, significa che sono identici (e forse hai misurato lo stesso campione). Se la misura fornisce ΔE=0.3, significa che fra i due colori esiste una piccola differenza che un occhio ben allenato è in grado di vedere. Se i due colori hanno ΔE=0,8 o 1, o più di 1 significa che i due colori sono parecchio diversi e chiunque vedrebbe questa differenza di colore. 

Nota per i non addetti ai lavori. Stiamo parlando di ΔE fra colori simili: due rossi simili, due grigi simili… Quando dico “colori parecchio diversi” intendo di due grigi, uno più verdastro, l’altro più bluastro, oppure uno un po’ più chiaro, l’altro un po’ più scuro. Per chi tratta colori nel tessile, i “colori parecchio diversi” non sono colori completamente diversi (come un giallo e un rosso). Sono colori simili che confrontati fra loro hanno una tonalità diversa.

 

I colori “non a campione”

Le differenze fondamentali fra due colori (simili) sono due:

  • più chiaro / più scuro 
  • fuori tono 

Le differenze “più chiaro – più scuro” sono quelle più tollerate. Il nostro sistema occhio-cervello è meno severo e in questi casi concludiamo che i colori sono uguali, anche se uno è un po’ più chiaro e l’altro un po’ più scuro.
Le differenze per fuori tono sono invece poco o per nulla tollerate. Percepiamo i colori come diversi, quindi la nostra tolleranza è molto bassa in questi casi. 

Nel valore ΔE, lo spettrofotometro tiene conto sia del “fuori tono”, sia del “chiaro/scuro”. Lo strumento fa tutto questo elaborando una complessa formula (CMC) inventata anche per tenere conto della sensibilità dell’occhio umano nei vari colori. Il ΔE non tiene conto invece della metameria. Lo strumento la esprime a parte con un altro numero che si chiama ΔM (delta M) e che indica la differenza di colore sotto altro illuminante. Può quindi capitare che due tessuti dello stesso colore abbiano insieme ΔE basso (es.: 0.3) e ΔM alto (es.: 1,5).
In questo caso sono metamerici e i loro colori saranno molto simili sotto una luce e molto diversi sotto un’altra luce.
Ogni misura di ΔE e di ΔM si esegue impostando la luce di riferimento desiderata. Potrò quindi misurare un valore ΔE in D65 e un valore, uguale o ben diverso, ΔM in TL84.  

Il corretto uso dello spettrofotometro prima di tingere o stampare consente di prevenire il difetto di metameria.
Conoscendo la luce di riferimento, il colorista può agire sulla selezione di coloranti da impiegare controllando e limitando il difetto di metameria.
Purtroppo, se una tintura risulta metamerica, non è possibile effettuare correzioni. L’unica possibilità è la distruzione del colore, procedendo poi alla ritintura con coloranti meno metamerici: cosa peraltro assai poco raccomandabile, anche per l’integrità del tessuto lavorato.

Alla metameria occorre pensar prima di tingere o stampare. Riprodurre bene un colore significa trovare il giusto compromesso fra la migliore imitazione del colore e la minore metameria. Soddisfare questo equilibrio può risultare molto arduo, per cui talvolta il colorista giustamente favorisce l’imitazione del colore e chi ne fa le spese è la metameria…  

 

Se più fornitori devono imitare il medesimo colore

Forse ti è capitato di dare il medesimo colore a più di un fornitore, perché ciascuno di essi produca un tipo di tessuto, o pizzo, o stampato che devi poi abbinare.
In questi casi è quasi certo che i colori dei vari fornitori non si abbinino! E, fatto curioso, ogni tessuto osservato singolarmente col campione sembra esatto!
Ciò nonostante, le varie imitazioni non si abbinano.  

Qui sorgono spesso discussioni, contestazioni e ritocchi di colore, con costi, tempi e arrabbiature. E nessuno è palesemente in torto! I colori sono monelli …questo è un tipico caso curioso in cui tu e tutti i tuoi fornitori avete tutti ragione: però, sta di fatto che i tessuti non si abbinano! 

Bisogna cercare di evitarle queste situazioni, quindi ti spiego brevemente perché succedono e soprattutto come si possa fare in modo che non succedano!

 

Perché due fornitori riproducono diverso il medesimo colore? 

Hai fornito lo stesso campione a due fornitori A e B.

  • Il fornitore A ha lavorato bene: ΔE=0,28, una imitazione quasi perfetta, differenza non apprezzabile rispetto al campione fornito.
  • Il fornitore B ha lavorato bene: ΔE=0,27, ottimo lavoro, differenza non apprezzabile rispetto al campione.

Peccato che i tessuti di A e B, messi vicini, non si abbinano.

Il motivo si può spiegare.
A ha lavorato bene, il tono del suo colore è un nonnulla più rosato (ΔE 0,28).
B ha lavorato bene, il suo colore è di quasi niente più verdastro (ΔE 0,27).
In questo caso, nello “spazio colore Lab” i ΔE dei fornitori si sommano (rosso e verde sono opposti: lo vedremo meglio in un prossimo articolo).
In breve, il problema accade perché ciascun tessuto di A e di B dista dal tuo campione di colore meno della sensibilità dell’occhio (0.3), tuttavia – fra loro – i due tessuti A e B distano ben 0.55 (la somma di 0.28+0.27), quindi molto più della sensibilità dell’occhio. Questa differenza pari a ΔE 0,55 è ben percepita da qualunque osservatore, di conseguenza i due tessuti non possono essere abbinati.

Se i fornitori sono tre …può essere che due vadano d’accordo di colore e uno (magari il più preciso con la tua referenza colore) non si abbini!

Come non ritrovarsi con tessuti di colori differenti

Il rimedio è abbastanza semplice.
Devi mettere ciascun fornitore in condizioni di conoscere in quale direzione è ammessa una leggera tolleranza.
Ricordi che …tingendo, riprodurre un colore in modo identico al campione è impossibile…?. Quindi sai già che la riproduzione del colore non sarà perfetta. Devi allora concedere a tutti i fornitori un margine di errore. Ma siccome tu devi poi abbinare i loro tessuti tinti (o stampati), tutti i fornitori devono “sbagliare” (di poco… intendiamoci!) nella stessa direzione!

Come fare?

Dai a ciascuno due campioni di colore molto simili (ma mi raccomando: non lo stesso!).
Così facendo riceverai tessuti che potranno essere abbinati.

Mi spiego meglio
Il primo campione lo chiamiamo 1 ed è il colore preciso che tu desideri.
Il secondo campione lo devi cercare… perché deve essere molto simile al primo, ma non lo stesso. Serve lievemente, solo di pochissimo, diverso dal primo. Lo chiamiamo 2: per te non conterà nulla, ma per il colorista 
è molto importante. Tecnicamente questo campione 2 rappresenta l’orientamento cromatico della tolleranza ammessa e assegna al colorista e al tintore lo “spazio cromatico” entro cui deve necessariamente rimanere.

Per chi deve tingere o stampare,  “stare in uno spazio cromatico” risulta molto più agevole che “stare in un punto colore”.
Se i fornitori lavoreranno con il necessario scrupolo, saranno tutti sufficientemente precisi rispetto al campione primario (1) e qualora si verificassero lievi “fuori tono”, saranno tutti “dalla stessa parte”, cioè nella stessa direzione (quella del campione 2). Nello spazio colore, questo fa sì che i ΔE fra fornitori non si sommino: le loro distanze di tono colore risulteranno di conseguenza inferiori. 

Questo significa che, anche visivamente, potrai abbinare i materiali che riceverai senza rilevare differenze di colore troppo grandi.

 

Fine suggerimenti!

Qui finisce questo post abbastanza facile!
Se vuoi qualche approfondimento sul mondo (affascinante) del colore e della colorimetria, scrivimi pure!
Buon lavoro e …bei colori!

 

 

Breve digressione su lampade e percezione dei colori

D65 e TL84 sono le due principali sorgenti di luce di riferimento per valutare i colori. Sono quelle da impiegare per una valutazione precisa dei colori, ma certamente non sono le uniche luci esistenti, né sono molto diffuse anche fra chi, invece, dovrebbe usare solo quelle. Abbiamo così tante sorgenti di luce (cito solo le famiglie principali) che difficilmente scegliamo quelle giuste per la corretta valutazione dei colori. Fornisco qui qualche indicazione, giusto per capire come la valutazione dei colori possa risultare compromessa a seconda della luce che utilizzi.

  • Lampade al neon degli uffici. Sono solitamente molto luminose per avere ambienti di lavoro ben illuminati, ma hanno resa cromatica scadente. Ciò significa luce intensa, ma colori che possono essere parecchio alterati sia rispetto alla luce del giorno (D65) che rispetto alla luce artificiale dei negozi (TL84).
  • Faretti alogeni. Questa luce è molto calda e concentrata in fasci di luce solitamente ristretti. Anche questo genere di lampade ha una resa cromatica scadente perché troppo giallastra. I toni blu possono apparire meno brillanti e più grigiastri. I verdi acquamarina meno puri. I gialli limone meno brillanti. Insomma, non sono indicati per valutare i colori.
  • Lampade a LED. Queste lampade dell’ultima generazione possono emettere luce più o meno bianca. Esistono almeno tre gradazioni differenti: quelle a luce più calda, quelle a luce molto bianca e fredda e quelle intermedie fra le due precedenti. Non esistono led bianchi! Quindi, tutte le lampade a LED sono costruite combinando led diversi che emettono luce di colore rosso, verde o blu. La combinazione di queste tre luci colorate ci dà la sensazione di luce (più o meno) bianca. A seconda del dosaggio di rosso e di blu si ottengono le gradazioni differenti delle lampade LED citate sopra.
    Queste lampade non possono creare una emissione continua di luce nello spettro del visibile (la creano solo in tre “regioni”: rosso, verde, blu), pertanto non possono ritenersi adatte per una valutazione attendibile dei colori.  
  • Lampade allo xeno. Queste lampade emettono una luce molto bianca e molto intensa. Hanno solitamente una resa cromatica molto buona e sono quindi indicate per la valutazione dei colori. L’intensità così elevata della loro luce, se usata nelle vetrine di negozi, ha però un inconveniente: può provocare degradazione dei colori dei tessuti. 
  • Lampade ad incandescenza. Queste lampade a filamento sono oggi poco utilizzate per il consumo elevato e la resa luminosa modesta. La luce è molto calda e giallastra, quindi inadatta per una valutazione dei colori.

 

(agg.: r01 – 23 gen. 2019)

Print Friendly, PDF & Email
Customized Social Media Icons from Acurax Digital Marketing Agency