Antimacchia e idrorepellenti 1. Idee

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Tessuti antigoccia, antimacchia, idrorepellenti, emorepellenti

In questo articolo parliamo di trattamenti idrorepellenti, oleorepellenti, antimacchia, emorepellenti che si possono eseguire su tessuti, etichette, ricami, patch, nastri, tomaie: in pratica su qualunque materiale tessile affinché non si bagni, non si macchi, o non si sporchi.

Aspetti tecnici, come trattamenti, durata e caratteristiche particolari, sono nella parte 2 dell’articolo leggibile qui.

 

 

Idee per nuovi prodotti tessili idro-oleorepellenti

Impermeabilizzare stabilmente un tessuto per tuta da sci è ancora oggi una buona idea, a patto di puntare sulla durata ai lavaggi soprattutto a secco. I negozi offrono tute da sci anche di marca che, dopo un lavaggio a secco, non sono più impermeabili.

Altra idea può riguardare calzature sportive aventi parti in tessuto.
Se la scarpa non si bagna e non si sporca è sicuramente un fatto apprezzato da chi fa running durante o dopo la pioggia o su strade fangose, oppure da chi gioca a calcetto su terriccio polveroso. O semplicemente non gioca e non corre, ma vuole indossare calzature pulite e in ordine nonostante l’uso.

Inserti tessili facenti parte di prodotti più complessi e braccialetti di cotone trattati antimacchia sono prodotti tessili che, trattati in modo da mantenersi puliti e non assorbire sporco e sudore, potrebbero divenire idee vincenti perché sicuramente apprezzati da una clientela attenta.
I colletti delle polo da uomo tendono a generare una riga longitudinale lievemente pelosa e sbiadita a causa dello sfregamento del colletto sulla pelle un po’ ruvida degli uomini. Un trattamento oleofobo di questi colletti tende a respingere unto e sudore e mantiene il capo in ordine e pulito più a lungo.

Altre idee possono riguardare prodotti tessili per animali domestici, ricami e loghi ricamati antimacchia, patch da applicare a divise e capi di abbigliamento, tovaglie che debbano restare pulite più a lungo…
L’idea da perfezionare con un trattamento deve riguardare l’impiego e i destinatari del tuo specifico prodotto tessile: il giusto trattamento deve rendere speciale il tuo prodotto e diverso da tutti gli altri della concorrenza.

 

La terminologia

Gli effetti cui ho accennato hanno una terminologia specifica: ogni termine ha infatti un significato tecnico preciso.

Per ogni voce sono fattibili diversi trattamenti tecnici. Ciascuno di essi soddisfa la voce richiesta, ma impartisce al prodotto tessile caratteristiche e requisiti con delle differenze. Occorre quindi procedere per gradi per arrivare a definire quale trattamento serve esattamente nel tuo caso specifico.

In questo ambito non esiste il migliore trattamento in assoluto. Occorre quindi fare delle scelte e ti suggerisco di partire identificando il nome tecnico esatto del trattamento che ti serve.

Per far questo devi familiarizzare un po’ con la terminologia, comprendendo alcune differenze.

Pronti? Ecco allora i termini che si impiegano.

Antigoccia- Impermeabile – Idrorepellente – Idrofobo – Oleorepellente – Antimacchia – Antisporco – Soil release – Emorepellente

Difficile capire le differenze? No! Serve solo un poco di pazienza.
Dopo la farfalla alle prese con la goccia, ti spiego cosa significa ogni voce. 

 

Antigoccia

Come dice la parola stessa, questo trattamento fa sì che una goccia d’acqua depositata sul tessuto non venga assorbita: resta infatti in superficie. Se inclino il tessuto, la goccia corre via. Attenzione: ho detto acqua! Se deposito una goccia d’olio, il tessuto la assorbe. E si macchia.

Impermeabile

Questo trattamento assomiglia al precedente, ma – potremmo dire – è più “forte”: impedisce infatti all’acqua di penetrare nel tessuto e attraversarlo. In questo caso, invece di “depositare” una goccia, posso far cadere acqua dall’alto: non passerà attraverso il tessuto. E’ facile, basta pensare a un ombrello. Il suo tessuto ha un trattamento di tipo impermeabile perché, se fosse solo antigoccia, non riparerebbe dalla pioggia (la quale, come noto, cade all’alto… non si “deposita” gentilmente sulla superficie dell’ombrello!).

Idrorepellente

Questo termine è un po’ generico, soprattutto rispetto ai due precedenti. Wikipedia dice che è idrorepellente “un materiale che dopo essere stato completamente immerso in acqua, per un determinato periodo, una volta estratto dall’acqua e fatto asciugare naturalmente, non presenta alterazioni di dimensione e di forma, mantiene inalterate le sue caratteristiche chimiche e fisiche iniziali”. Ecco allora che un trattamento idrorepellente può risultare interessante per costumi da bagno! Infatti qualche brand già lo richiede perché con questo trattamento il costume si asciuga più in fretta (però, stando nell’acqua per un po’, non è che non si bagni…).

Idrofobo

Anche questo è un termine un po’ generico, quindi non indica un trattamento specifico. Wikipedia dice che idrofobo è: “la proprietà di materiali di non assorbire e non trattenere acqua al loro interno o sulla loro superficie“. Sono idrofobi sia i trattamenti antigoccia che gli impermeabili e idrorepellenti.
Per la cronaca devo riportare un termine: superidrofobo che invece è molto preciso. Indica una particolarissima condizione di eccezionalmente alta idrorepellenza, simile a quella che la natura ci regala sulle foglie di loto (foto). La natura ha fatto queste foglie così tanto idrofobe da renderle “autopulenti”. Caratteristica molto interessante questa, sulla quale conterei di ritornarci presto con un articolo appropriato.

Oleorepellente

Questo tipo di trattamento fa sì che il tessuto non assorba gocce di sostanze oleose: con esse, quindi, non si macchia. La caratteristica è molto interessante, perché superfici tessili capaci di respingere gli oli hanno anche una buona capacità antimacchia e, potremmo dire, antisporco.

In casa Apple, dall’iPhone 3GS in poi, si utilizzano vetri touch screen con trattamento oleorepellente, perché così resistono molto meglio alle impronte digitali che sporcano e son brutte da vedersi.

Antimacchia

Eccoci ad un requisito molto interessante!
Un tessuto è “antimacchia” (stain repellent) se possiede due proprietà insieme: idrorepellenza e oleorepellenza.

Devono sussistere entrambe queste proprietà perché solo così il tessuto non si sporca, né con sostanze acquose (bibite, caffè, vino, sorbetti, acqua di pozzanghere, ecc.), né con sostanze oleose (gelati, insalata, sughi, maionese, olio, panna, latte, ecc.).

Antisporco

Non abbiamo solo macchie di sostanze acquose e di sostanze oleose!
Vi è una terza tipologia di macchie, fra l’altro particolarmente insidiose, e sono le macchie derivanti da sostanze polverulente. Ne fanno parte il terriccio comune, la terra dei campi di calcetto e di strada, la sabbia finissima, il fango secco, il nerofumo, il polverino di carbone, le polveri sottili (il famoso PM10 dell’inquinamento). Ma anche, soprattutto in certi ambienti di lavoro, la farina, la povere di gesso e di cemento ed altre polveri generiche.

Queste micropolveri, oltre a “sporcare” (talvolta) i nostri polmoni, imbrattano i tessuti di abiti, camici e calzature. Sono finissime e, in quanto solide, si infiltrano nelle porosità del tessuto e nelle fibrille che costituiscono le fibre tessili. Una volta lì dentro, i microgranuli di polvere restano intrappolati. Non riescono più ad uscire, nemmeno spazzolando o lavando il tessuto. E infatti questa è la ragione per cui le “macchie di terra” sono così difficili da eliminare dai tessuti.
Nel mondo tessile esistono trattamenti speciali combinati che possono talvolta prevenire, in altri casi limitare, questo genere di sporcamento.

Soil release

Questo termine è un po’ difficile perché indica il rilascio facilitato dello sporco. Un prodotto tessile con un trattamento soil release non significa che non si sporcherà! Significa che si sporca, ma che può essere pulito con un lavaggio meno drastico rispetto a quello necessario per il tessuto non trattato.
Devo spiegarmi e per questo ti porto un paio di esempi.

Soil release 1: jeans

Indossiamo un paio di jeans e andiamo in ginocchio nell’erba. Sicuramente la zona corrispondente del pantalone si sporcherà di verde.
Caso di pantalone non trattato soil release: lavo, il verde dell’erba non va via, allora sfrego la zona ginocchio che tende a ripulirsi, ma anche il blu dei denim scolorisce.
Caso di pantalone trattato soil release: lavo, il verde dell’erba si pulisce senza alcuna necessità di sfregamento, il blu dei denim non si scolorisce.
Quello descritto è un caso di soil release, cioè di rilascio facilitato dello sporco.

Soil release 2: tovaglioli

Se voglio tovaglioli a lungo più nuovi e puliti, non posso trattarli antimacchia (ricordate? significa idro + oleorepellente) perché non funzionerebbero più per pulire la bocca! Il tovagliolo deve assorbire, altrimenti non funziona!
Va bene invece un trattamento soil release. Il tovagliolo giustamente si sporca assorbendo il sugo di pomodoro, ma nel contempo – quando lo lavo – sarà più facile ripulirlo.
Anche in questo caso sfrutto un rilascio facilitato dello sporco (il sugo di pomodoro).

Emorepellente

Qui entriamo in una terminologia e in trattamenti particolari, per casi specifici, per esempio destinati alle divise di personale di soccorso.

Di trattamenti emorepellenti ne esistono diversi tipi e consentono ai prodotti tessili di non assorbire sangue. Le loro prestazioni variano entro termini piuttosto ampi. Ci sono trattamenti di base, mediante i quali il tessuto che riceve uno “schizzo” di sangue lo assorbe lentamente e lo trattiene nel suo spessore. Esistono poi trattamenti più sofisticati che generano un “effetto barriera”. In questo caso, una pressione del sangue sul tessuto (p.e. inginocchiandosi in una pozza di sangue) non genera alcun assorbimento: così facendo è scongiurato che il sangue del paziente possa andare in contatto con l’epidermide dell’operatore.

 

Bene, ora sai tutto sulle terminologie in uso e magari ti è venuta qualche nuova idea.

Sicuramente conosci bene il tuo prodotto tessile e ciò potresti aggiungere per renderlo diverso dalla concorrenza o più interessante per i tuoi clienti.
In questo caso, sei pronto per affrontare dettagli più tecnici riguardanti la durata dei trattamenti e alcuni aspetti dei lavaggi, ed anche per definire il trattamento che serve esattamente al caso tuo.
Questi argomenti li troverai in un altro post che potrai leggere qui.

Per finire, non trascurare i metodi di prova!
E’ molto importante misurare la qualità e la durata del trattamento eseguito sul tuo prodotto tessile!
Ma di questo, 
parleremo in un terzo post …presto in arrivo!

Buone idee! E buon lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(r03 – 27.09.18)

 

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