Anti UV, Tessuti e trattamenti

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Abbigliamento e tessuti anti UV 

In questo post parleremo di prodotti tessili anti UV, spiegando che cosa sono i raggi UV, perché proteggersi, cos’è il “fattore di protezione solare”, quali prodotti tessili sono più protettivi, quando ricorrere a trattamenti anti UV e come misurare il fattore di protezione solare.

 

I raggi UV non sempre abbronzano soltanto

I raggi UV richiamano nella mente sole, lettini solari e abbronzature. Giusto, perché il sole è un generatore naturale di raggi UV; i raggi UV sono abbronzanti e oggi l’abbronzatura è un requisito estetico apprezzato. Esporsi ai raggi UV, per propria volontà o per lavoro, comporta un fattore di rischio del quale ci stiamo rendendo conto anche grazie ad alcune campagne di informazione.
Alcuni adulti e molti bimbi manifestano una sensibilità particolare ai raggi ultravioletti e devono quindi essere attenti nell’esposizione al sole. Esistono anche professioni che comportano esposizione ai raggi UV, come centri estetici, lavoratori sulle strade, ecc. Il personale dovrebbe indossare un abbigliamento protettivo, in particolare se ha una pelle sensibile.

Per chi ha necessità di proteggersi dai raggi UV è importante indossare abbigliamento che garantisca determinati livelli di protezione dagli ultravioletti. E’ meglio se questa protezione è certificata, cioè testata e misurata da un laboratorio accreditato che ne garantisca il livello, così che chi acquista possa confrontare i prodotti e scegliere consapevolmente.

Questo post ti fornirà informazioni per una buona conoscenza dell’argomento e indicazioni su come realizzare prodotti tessili che proteggano dai raggi UV e come fare per accrescere il livello di protezione.

Buona lettura!

 

Che cosa sono i raggi UV

La luce solare è composta da radiazioni elettromagnetiche aventi molte lunghezze d’onda differenti. La nostra pelle e i nostri occhi ricevono tutte queste radiazioni.
Alcune radiazioni le vediamo come luce e colori; altre non le vediamo, ma la nostra pelle le percepisce: fra poco vedremo come.

 

Le radiazioni che possiamo vedere le chiamiamo “colori”. Ogni lunghezza d’onda è per noi un colore differente. Quando vediamo “luce bianca” è perché ai nostri occhi giungono insieme radiazioni di tutti i colori corrispondenti a quelli dell’arcobaleno. Non esiste una sola radiazione corrispondente al “colore bianco”: il bianco è il risultato di una nostra percezione di molte radiazioni tutte insieme.

 

Tutto questo lo si può provare facilmente facendo passare un raggio di luce bianca in un prisma. Sappiamo che la luce si scompone nei suoi costituenti: per l’appunto i colori.
Nel prisma entra luce bianca ed escono radiazioni di tutti i colori che la compongono:
quelli dell’arcobaleno, dal dal rosso al giallo, verde, blu, fino al violetto.

Prima e dopo lo spettro dei colori visibili ci sono altre radiazioni che noi però non vediamo e delle quali ora parleremo.

 

Infrarossi e ultravioletti

Prima del rosso ci sono radiazioni chiamate “infrarossi” (IR). I nostri occhi non vedono le radiazioni infrarosse, ma la nostra pelle le percepisce come “calore”

All’estremo opposto dello spettro dei colori visibili, dopo il violetto, vi sono altre radiazioni chiamate “ultravioletti” (UV). Anche in questo caso i nostri occhi non le vedono, ma la pelle le assorbe e, in questo caso, cerca di difendersi.

Se esposta ai raggi UV, la pelle produce una schermatura costituita da una sostanza scura che si chiama melanina. Il risultato di questa difesa è noto a tutti perché si presenta sotto forma di “abbronzatura”.
Tutta le radiazioni emesse dal sole (infrarossi, luce visibile, ultravioletti) sono fondamentali per la nostra salute. Il corpo ne ha bisogno: p.e. servono ultravioletti per sintetizzare la vitamina D, necessaria alla struttura ossea.
Una dose elevata di raggi UV accresce però i rischi per la pelle: ed è per questo che la pelle cerca di difendersi con la melanina.

 

I rischi dell’esposizione al sole

Dermatologi e certe organizzazioni (p.e. LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) conoscono i rischi di contrarre patologie anche gravi (melanoma) a causa della radiazione solare ultravioletta. Vi sono campagne per informare i cittadini dei pericoli connessi a una eccessiva esposizione al sole.
A seconda di alcune caratteristiche personali (il cosiddetto fototipo: vedi tabella in Wikipedia), a ciascun individuo possono essere raccomandate precauzioni più o meno severe per quanto attiene l’esposizione al sole e ai raggi UV. Queste possono prevedere di non esporsi al sole, o di impiegare creme solari aventi idonei fattori di protezione, oppure di utilizzare tessuti protettivi dai raggi UV.

Oggi dunque è possibile realizzare prodotti tessili con proprietà anti UV. Per fare ciò, occorre scegliere le fibre, le costruzioni dei tessuti e talvolta ricorrere a trattamenti in grado di incrementare il fattore di protezione UV del tessuto.

L’efficacia della protezione anti UV e dei trattamenti eseguiti si misura con precisione e il relativo valore può essere certificato con norme internazionali, così da dare evidenza e certezza dell’effettivo livello di protezione.

Questa  certificazione è molto importante. Essa permette di caratterizzare e distinguere il tuo prodotto anti UV dalla concorrenza, la quale molto spesso vanta proprietà, ma si guarda bene dal dimostrarle con misurazioni certificate eseguite in laboratori accreditati.

 

Cos’è il Fattore di Protezione UV

Quando acquistiamo una crema solare, la scegliamo per il fattore di protezione solare che ci necessita e per la qualità della marca.
Il fattore di protezione è un numero: sappiamo che più è alto, più la crema è protettiva. Forse però non ti hanno mai spiegato che cosa significhi di preciso quel numero. Eccoti la spiegazione.

Il fattore di protezione indica quante ore possiamo restare al sole assorbendo una quantità di radiazione solare che, senza alcuna protezione, assorbiremmo in un’ora.

Con una crema avente fattore di protezione 10 potrai quindi restare al sole 10 ore abbronzandoti come rimanendo al sole per un’ora senza crema. Il numero è una sorta di “fattore moltiplicativo” che consente di stare al sole più tempo perché la crema fa da schermo protettivo. Il “Fattore di Protezione Solare” si abbrevia in SPF (Sun Protection Factor: altri dettagli su  Wikipedia).

 

Il fattore di protezione dei tessuti

I prodotti tessili si comportano un po’ come una crema solare. Essendo schermanti, proteggono dal sole, ma ciò che interessa è soprattutto la loro capacità di protezione dai raggi ultravioletti responsabili dei maggiori danni alla pelle.

Per questa ragione il fattore di protezione dei prodotti tessili si riferisce ai raggi UV e si chiama UPF: UV Protection Factor. Il nome è diverso, ma il numero ha la stessa funzione dello SPF delle creme. Il fattore di protezione UPF indica quindi quante ore possiamo restare al sole assorbendo una quantità di radiazioni ultraviolette che, senza alcuna protezione, assorbiremmo in un’ora.

L’UPF di un prodotto tessile si misura in laboratorio con particolari strumenti. Esso varia da tessuto a tessuto e può avere valori fra 5 e 80, ma in alcuni casi arriva a 250 e più, per tessuti particolarmente schermanti. 
Tutti i tessuti offrono una protezione dai raggi UV, piccola o grande e pertanto di ogni tessuto è possibile misurare il fattore di protezione UV.

Tutti i tessuti proteggono dai raggi solari: è importante misurare quanto.

 

Prodotti tessili Anti UV

Ecco dei suggerimenti per alcuni prodotti tessili anti-UV.

  • T-Shirt Anti UV
  • Abbigliamento protettivo Anti UV in genere
  • Camicie Anti UV
  • Guanti Anti UV
  • Costumi da bagno Anti UV
  • Tessuto anti UV per ombrelloni
  • Tessuto anti UV per ombrellini di passeggini
  • Camici Anti UV per operatori di centri d’abbronzatura

Molti altri sono i prodotti tessili possibili. Basta pensare a tutti coloro che devono difendersi dai raggi UV. Bebè, fototipi bassi cioè persone con carnagione chiara, bionde, lentigginose, ma anche persone che operano in luoghi dove la radiazione ultravioletta è utilizzata per ragioni tecniche o professionali (es.: centri di abbronzatura, addetti al packaging in ambienti sterili, camere bianche irraggiate con UV, ecc.).

 

 

Come fare prodotti tessili Anti UV

Per prima cosa ricorda che qualunque tessuto possiede un fattore di protezione UPF e che il suo esatto livello di protezione si misura in laboratorio mediante norme riconosciute a livello internazionale (p.e. UNI EN 13758-1:2007).

Ora, se vuoi realizzare e vendere un prodotto anti-UV, la prima cosa che ti suggerisco è misurare il fattore di protezione del tessuto che intendi impiegare, senza eseguire alcun trattamento speciale anti UV.

Il laboratorio ti darà un certificato di prova con il valore UPF. Se quel valore è soddisfacente, potrai realizzare il tuo prodotto tessile etichettandolo come “protettivo anti-UV” con fattore di protezione UPF pari a quello che compare sul certificato di prova ricevuto. 
Se invece il valore fosse basso, o inferiore a quanto tu, o il tuo cliente desiderate, allora …devi proseguire nella lettura del post per capire cosa fare.

 

Da cosa dipende il fattore di protezione UPF

… e su che cosa intervenire per aumentarlo.

fattori da cui dipende l’UPF di un tessuto sono principalmente i seguenti:

  • Il colore del tessuto. A parità di tessuto, più è scuro, più è protettivo.
  • La porosità del tessuto. Più è trasparente, meno è protettivo. In modo un po’ banale, occorre osservare il tessuto in controluce. Se presenta traforature è poco protettivo. Se appare compatto è più protettivo.
  • La “pesantezza” del tessuto. Più è pesante, più è protettivo. La cosa è intuitiva. (La pesantezza si misura con la cosiddetta grammatura, detta “massa areica” ed espressa dal peso/metroquadro (grammi/mq). Più alto è il peso/mq, più l’UPF è elevato).

In conclusione, un tessuto scuro, battuto e pesante ha fattore di protezione anti-UV maggiore di un tessuto chiaro, rado e leggero. Tessuti abbastanza pesanti, anche se chiari, possono avere già un UPF elevato.
Per i tessuti chiari e leggeri la situazione invece diventa critica, perché l’UPF facilmente risulterà basso.
In questi casi è possibile intervenire aumentando l’UPF con uno specifico trattamento anti UV.

 

Come si innalza il fattore di protezione anti UV di un tessuto

Il ricorso a un trattamento anti UV è soprattutto necessario per tessuti chiari e leggeri, quando l’UPF è sotto i valori 30 – 40.
Se il tessuto è molto traforato (“porosità” elevata) non ci si deve attendere un incremento consistente come per tessuti poco porosi. Poco importa infatti che le fibre abbiano ricevuto un trattamento, perché i raggi UV passeranno attraverso le porosità del tessuto.

Se il valore UPF del tuo tessuto è già a livelli 40 – 50, o oltre 50, l’esecuzione di un trattamento anti-UV potrebbe anche in questo caso non essere particolarmente efficace (né necessario). In molti casi e per alcune certificazioni non è nemmeno prescritto che venga espresso un valore se questo è oltre 50 o 80. In ogni caso, nulla ti vieta di dichiarare in etichetta il valore elevato del tuo prodotto. Potrebbe anzi essere vantaggioso esplicitarlo, sempre a patto che tu abbia fatto eseguire la misurazione e che disponi di un certificato che ne attesta il valore.

Merita attenzione la situazione di un tessuto che ha UPF basso, p.e. 5, 10 o 15 . 

Qui un trattamento adeguato può generare incrementi importanti della protezione anti UV, aprendo nuove prospettive di impiego dell’articolo. Serve in questo caso un trattamento anti-UV ben studiato e ben attuato e il tuo prodotto può diventare innovativo e diverso dalla concorrenza. Servono trattamenti anti UV soprattutto quando si vuole realizzare indumenti al contempo leggeri, chiari e con buon livello di protezione.

Sotto il sole, nessuno desidera infatti indossare un tessuto protettivo scuro e pesante (che è sicuramente protettivo!).
Il vantaggio di un trattamento e l’aspetto innovativo sta proprio nell’ottenere una buona protezione con un indumento fresco e chiaro.

In questi casi, i trattamenti sono determinanti. Essi possono essere effettuati su tessuti già tinti e finiti ad eccezione del poliestere. Su questa fibra il trattamento va previsto preferibilmente in fase di tintura, cioè durante il processo di colorazione del tessuto o della fibra.

 

Misurare il fattore di protezione anti UV di un tessuto

La misura del valore UPF di un prodotto tessile si esegue in laboratorio accreditato, con particolari strumenti e seguendo metodi stabiliti da norme internazionali (p.e. UNI EN 13758-1:2007). Questo fatto offre la possibilità di avere certezza del livello di protezione del tuo prodotto: misura che, a tua volta, potrai dichiarare sul prodotto e ai tuoi clienti.

Se disponi di un unico tessuto di più colori ti consiglio di eseguire la misura solo sul colore più chiaro. Accerterai il valore di protezione UPF minimo del tessuto, sapendo che gli altri colori più scuri avranno certamente valore UPF più elevato o, alla peggio, uguale a quello testato.

Ti consiglio di fare questa misurazione e riportarla sui tuoi prodotti e ai tuoi clienti tramite web, social e quant’altro. Spiega anche che dovrebbero diffidare di livelli di protezione dichiarati in etichetta senza alcuna indicazione della norma e del laboratorio che ha effettuato la misura!

 

Alcuni valutazioni sui livelli di protezione anti UV

Un’idea dei valori di UPF in gioco su prodotti tessili usuali possiamo averla dalla tabella seguente che riporta gli ASTM Standard per l’abbigliamento con protezione solare e costumi da bagno (ASTM=American Society for Testing and Materials).

Valore di UPFProtezione % raggi UV schermati
UPF 15 – 24Buono93.3 – 95.9
UPF 25 – 39Molto buono96.0 – 97.4
UPF 40 – 50+Eccellente97.5 – 98+

Secondo i test della rivista Consumer Reports, UPF 30 è un valore da considerarsi già buono per un tessuto protettivo; tessuti estivi, quindi molto chiari e leggeri, possono considerarsi in qualche misura “protettivi” con valori UPF superiori a 6.

Realizzare e vendere un prodotto tessile di cui si dichiari il fattore di protezione protezione solare è cosa seria. Se decidi di fare questo passo, ti raccomando di far eseguire il test dell’UPF in un laboratorio qualificato (meglio se “accreditato”). Così facendo potrai allegare al tuo prodotto la documentazione che comprova le proprietà reali che esso possiede. Misurare fa la differenza e ti consente di distinguere il tuo prodotto dalla concorrenza!

La misura avviene con modalità molto rigorose. Per esempio, il test che ho citato, secondo la norma UNI EN 13758-1:2007, il laboratorio lo esegue con uno spettrofotometro a sfera integratrice, su ben 4 provini di tessuto, ricavando i valori di protezione UV e le trasmittanze medie nella regione UVA e UVB. Il costo di questa prova (in un laboratorio certificato) è attorno al centinaio di euro. Sono soldi spesi bene. Metti in conto questa piccola, ma utilissima spesa.

 

Le norme di certificazione

In chiusura, ti riporto alcune norme per la misura delle proprietà anti-UV.

AS/NZ 4399/96 : norma impiegata soprattutto in Australia e Nuova Zelanda, regioni dove il “buco nell’ozono” provoca più alti livelli di radiazioni UV e la popolazione è più sensibile e attenta alla protezione solare
Metodo 183:2010 : norma americana dell’ente AATCC
UNI EN 13758-1:2007 : norma Europea simile a quella australiana
Certificazione UV Standard 801(*) : schema di certificazione più completo, composto da diverse prove su asciutto e bagnato

 

Buon lavoro!

 

____________________
(*) Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento SpA di Busto Arsizio è autorizzato in Italia per le prove secondo lo schema di certificazione UV Standard 801

Topics

Corriere della Sera – Salute

Wikipedia

 

(rev05 – 22/09/18)

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