Antimacchia e idrorepellenti 2. Trattamenti

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Prestazioni e vincoli di prodotti tessili idro-oleorepellenti 

In questo articolo parliamo della determinazione di trattamenti idro-oleorepellenti, antimacchia, emorepellenti in funzione delle caratteristiche desiderate, dei Paesi di vendita e dei prodotti tessili da trattare, quali tessuti, etichette, patch, nastri, ricami, calzature.

Prima di addentrarti nella lettura di questo post sarebbe utile aver definito il meglio possibile i requisiti realmente utili per il tuo prodotto tessile, così da renderlo unico, competitivo e apprezzato dalla clientela.

Allo scopo, potrebbe servirti leggere la parte 1 sull’argomento, dove spiego la terminologia e il suo significato: in altre parole, le caratteristiche che possono essere attribuite – in quest’ambito – ai prodotti tessili.

Se tutto è chiaro, partiamo allora con qualche informazione che possa metterti in condizioni di definire il trattamento da eseguire specificatamente sul tuo prodotto tessile.

 

Caratteristiche dei trattamenti idro-oleorepellenti di prodotti tessili

Ci sono alcuni aspetti che in questi tipi di trattamenti vanno tenuti ben in evidenza.
Possono sembrare dettagli o particolari tecnici trascurabili e invece sono molto importanti perché incidono sul tipo di trattamento, sul costo e su aspetti qualitativi sostanziali del tuo prodotto tessile.

Aggiungo che dovresti pensare al modo di comunicare queste caratteristiche al tuo cliente: per esempio sul web, nei social, in etichetta, nella scheda tecnica o con una certificazione. A ben guardare, sono aspetti sostanziali in grado di far la differenza rispetto ai prodotti della concorrenza e sono quindi argomenti di vendita, che possono orientare i clienti (o i consumatori) nell’acquisto.

Questi aspetti, che ora andremo a esaminare, sono in sintesi il tipo di lavaggio (o bagnatura) previsto per il tuo prodotto tessile, la durata nel tempo prevista per il trattamento, l’effetto LAD (spiegherò di che si tratta) e la presenza o meno di fluoro.

Iniziamo!

 

Tipo di lavaggio del prodotto tessile

Ti raccomando di porti fin dall’inizio il problema di determinare tipo e frequenza di lavaggi (o bagnature) del tuo prodotto tessile. Sotto questo aspetto le situazioni sono le più disparate…

Ci sono prodotti tessili che, per la loro destinazione d’uso, non prevedono alcun lavaggio: per esempio, particolari tessili di calzature o componenti tessili di arredo. Esistono prodotti che nel loro ciclo di vita necessitano di pochi lavaggi e magari “a secco”: per esempio tute da sci e giacche a vento. Altri prodotti tessili invece saranno bagnati molte volte: per esempio i costumi da bagno. Infine altri prodotti verranno lavati molto di frequente: per esempio tovaglie e tovaglioli.

Per ciascun caso occorre predisporre il trattamento giusto. Prevedi con cura se, quante volte e come, il tuo prodotto idrorepellente (o antimacchia o emorepellente) verrà lavato o bagnato.
Una regola empirica afferma che un lavaggio a secco equivale a tre lavaggi in acqua in termini di degrado dell’effetto idro-oleorepellente. Non è detto che sia così, ma qualcosa di vero c’è sicuramente nella regoletta.

 

 

Durata del trattamento 

Una tuta da sci trattata idrorepellente non si bagna, è così dovrebbe essere anche l’anno successivo… Spesso però ci siamo resi conto che l’anno dopo la tuta si bagnava con la neve. Questo fatto accade, ma così non dovrebbe essere!
E’ normale che la tuta, dopo un lavaggio a secco, perda un poco della sua capacità idrorepellente, ma dovrebbe restare impermeabile a contatto con la neve! 

Ora, se il prodotto è un tessuto per tuta da sci, stabilito che la tuta verrà lavata a secco una volta per stagione, bisogna definire per quante stagioni vuoi che il trattamento impermeabile resista. Questa decisione incide sul tipo di trattamento idrorepellente che va fatto.
La stessa cosa accade per un costume da bagno idrorepellente o per un tessuto emorepellente. Quanto deve durare l’effetto conferito dal trattamento?

Occorre pensare a questo aspetto, perché la durata ragionevolmente prevista serve per determinare il tipo di trattamento da effettuare. 

 

I trattamenti LAD per non stirare dopo lavaggio (o bagnatura) 

Un fattore importante che devi conoscere è l’effetto, o proprietà LAD, che sta per Laundry Air Dry.
Per capire ti devo brevemente spiegare che cosa accade fra acqua e tessuto idrorepellente.

Un tessuto trattato impermeabile non è vero che non si bagnerà mai o che non lo si riesca a lavare. Se lo metti in lavatrice o, nel caso di un costume da bagno, fai una bella nuotata, il tessuto certamente si bagnerà. Non subito, ma dopo un po’ si bagnerà…

Quando questo accade, succede che l’‘acqua “scompiglia” le molecole costituenti lo “strato” impermeabile che sta sulla superficie del tessuto. In questa configurazione disordinata, le molecole che costituiscono il trattamento idrorepellente non riescono più a fare barriera impermeabile all’acqua.

Per ripristinare l’idrorepellenza, occorre “riallineare” le molecole.  A questo scopo è sufficiente passare un ferro da stiro caldo (senza eccedere con la temperatura: sull’etichetta di manutenzione osserva il numero di pallini dello stiro).

Si tratta di un rimedio semplice, ma per certi prodotti tessili risulta fastidioso o improponibile. Nessuno stira un costume da bagno dopo che si è asciugato… Su altri prodotti tessili lo stiro viene eseguito.

Se per il tuo prodotto non prevedi che uno stirato dopo i lavaggi (o bagnature), puoi richiedere particolari tipo di trattamenti idrorepellenti che consentono di non stirare dopo lavaggio. Si chiamano trattamenti con effetto LAD: con essi, basta asciugare con aria calda e il tessuto ritorna impermeabile, senza necessità di stiro.

 

Il fluoro nei trattamenti idro-oleorepellenti

Per molti anni la quasi totalità dei trattamenti impermeabili e oleorepellenti è stata basata sulla chimica del fluoro.
Questo elemento chimico oggi è molto “chiacchierato”: Greenpeace ne ha posto in luce alcuni effetti negativi sulla salute e sull’ambiente (anche se certi composti del fluoro restano presenti in alcuni dentifrici…).

Tutto il mondo, non solo quello tessile, si orienta verso la sostenibilità e una chimica “pulita”, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente. Le sostanze alla base di questi trattamenti hanno una componente chimica con implicazioni dal punto di vista ecotossicologico. Ti consiglierei quindi di proseguire nella lettura per essere documentato anche sulle “implicazioni chimiche” in relazione al trattamento che desideri per il tuo prodotto tessile.

I trattamenti idro-oleorepellenti, basati come si è detto su composti fluorurati, sono oggi guardati con un certo sospetto, ragione per cui l’industria chimica ha ricercato trattamenti alternativi senza fluoro.
L’operazione ha avuto successo eccezion fatta per l’oleorepellenza, la quale  ancora oggi può essere ottenuta solo mediante trattamenti fluorurati.

La situazione attuale è in sintesi la seguente:

TrattamentoCon FluoroSenza FluoroAltro
Antigoccia – IdrorepellenteXX
ImpermeabileXXOltre a eventuale necessità di membranatura
OleorepellenteX
AntimacchiaX
AntisporcoXX
Soil releaseX
EmorepellenteXXOltre a eventuale necessità di membranatura

 

 

La vendita di prodotti tessili idro-oleorepellenti, antimacchia, emorepellenti

Vi sono un paio di ulteriori criteri importanti per la scelta del trattamento.

  • Il primo riguarda il rispetto obbligatorio di norme, disposizioni e restrizioni vigenti nel Paese in cui prevedi di vendere il tuo prodotto tessile: vi sono norme, disposizioni o restrizioni che devono essere rispettate.
  • Il secondo riguarda il rispetto volontario di regolamenti e certificazioni alle quali tu stesso decidi di sottostare per tua libera scelta.

Prima di entrare in spiegazioni, ti devo fare tre raccomandazioni.

  1. Informa sempre chi esegue il trattamento sui Paesi in cui venderai il tuo prodotto, così che impieghi solo le sostanze ammesse.
  2. Tieni presente che è il produttore (cioè: tu) ad essere responsabile di ciò che viene immesso sul mercato, ragione per cui devi sorvegliare e accertarti che almeno i vincoli di legge siano rispettati. 
  3. Sarebbe molto opportuno che il tuo fornitore fosse certificato ISO 9001: una norma per l’assicurazione qualità così da offrirti le necessarie garanzie, dal momento che i trattamenti non sono di certo lavorazioni banali.

 

Vincoli obbligatori in Paesi UE 

Italia e UE adottano norme obbligatorie predisposte dall’Echa (European Chemicals Agency, vedi qui per approfondimenti).

Inoltre, tutte le sostanze chimiche impiegate devono essere registrate Reach, in conformità ad un Regolamento Europeo (Registration Evalutation Authorisation of Chemicals, Regolamento CE n.1907/2006, vedi qui per approfondimenti), entrato in pieno vigore il 1° giugno 2018. Fino a ieri (ante giugno 2018) bastava la sola “preregistrazione Reach”: oggi non basta più e le sostanze devono essere state definitivamente registrate, diversamente non possono essere impiegate. 

 

Come verificare il rispetto delle norme obbligatorie in Europa

A questo proposito dobbiamo partire dal luogo in cui viene effettuato il trattamento.

  • Trattamento effettuato in Italia o Paesi UE.
    In questo caso la conformità Reach non dovrebbe essere un problema perché le sostanze impiegate in Europa dovrebbero essere oggi tutte conformi al Reach. Sulle norme dell’Echa (es.: impiego di sostanze cosiddette C8 o C6) suggerisco di richiedere conformità al fornitore per scritto.

  • Trattamento effettuato in Paesi extra UE (p.e. Cina, Bangladesh, Turchia, ecc.)
    In quest’altro caso devi prestare un’attenzione particolare.
    Devi infatti accertarti che le sostanze impiegate nel trattamento siano conformi alle norme Europee: compito non facile, perché ti devi fidare di quanto ti dichiarerà il fornitore. Se costui non dovesse dirti il vero, in caso di contestazioni da parte di qualche tuo cliente potrebbe esserti difficile rivalerti in quanto “lontano”. Insomma, direi che anche per un semplice trattamento idrorepellente eseguito fuori UE, non sarà facile (né economico) capire le sostanze impiegate e siano o meno conformi al Reach e alle disposizioni Echa. Ti suggerirei quindi di pensarci bene prima di fare trattamenti fuori dall’UE, o di commercializzare prodotti trattati fuori dall’UE.

 

Vincoli obbligatori in Paesi extra-UE 

Come ho già detto, il trattamento antimacchia, impermeabile, antisporco, ecc. deve essere eseguito con sostanze ammesse nel Paese extra UE in cui venderai.
I vari Paesi fuori Europa hanno norme e disposizioni differenti.
Per esempio, gli USA hanno altre regole; lo Stato della California adotta la Proposition 65 (Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Actvedi qui per approfondimenti).
Non sempre è facile soddisfare certe disposizioni, anzi!

Come verificare il rispetto delle norme obbligatorie in Paesi extra UE

Anche in questo caso dobbiamo partire dal luogo in cui viene effettuato il trattamento.

  • Trattamento effettuato in Italia o Paesi UE.
    Chi lo esegue si attiene di solito solo all’impiego di sostanze registrate Reach. Questo fatto può non essere sufficiente per la vendita in mercati fuori UE. Negli Stati Uniti, come ho già detto, vigono altre norme e in California vige la Proposition 65. Accertati che il tuo fornitore conosca la problematica, sia in possesso delle norme relative al Paese in cui venderai e che sia in grado di effettuare un trattamento che, oltre a dare le prestazioni richieste, sia anche eseguito con sostanze conformi alle norme di quel determinato Paese. Ricorri a un fornitore certificato ISO9001.

  • Trattamento effettuato in Paesi extra UE (p.e. Cina, Bangladesh, Turchia, ecc.)
    Questa è la situazione più critica: tu fabbricante italiano, fornitore extra UE e vendita extra UE.
    Qui devi lavorare non poco prima di tutto per capire le norme da rispettare nel Paese extra UE in cui venderai. Poi devi trasferire questi vincoli al tuo fornitore che sta fuori UE. A questo punto puoi chiedergli tutte le dichiarazioni che vuoi, ma sarà dura che tu sia perfettamente certo che le sostanze impiegate nel trattamento siano conformi alle norme che hai richiesto. La responsabilità della vendita è tua, quindi sta a te stabilire se e quanto fidarti di quello che il fornitore ti dichiarerà. Per essere certo dovresti rivolgerti ad un laboratorio italiano accreditato e chiedere una analisi di conformità alle norme del Paese in cui intendi vendere. E’ un ottimo provvedimento, ti offre certezze, ma ti costerà tempo e denaro.

 

Vincoli e norme volontarie 

Questi vincoli riguardano essenzialmente la presenza o meno di fluoro e, se lo desideri, la conformità a certificazioni di prodotto volontarie.

Se vuoi dare evidenza alla sostenibilità, opta per un trattamento esente da fluoro (a patto che esista:  vedi la tabella più sopra). E’ una scelta, ma talvolta sarà il tuo cliente a chiedertelo e quindi lo dovrai fare per forza.
Attenzione però: se ti viene chiesto anche l’effetto oleorepellenza o antimacchia, non esistono ancora sostanze idonee che possano conferire queste proprietà ed essere esenti da fluoro. 

Esistono poi regolamenti e standard volontari che limitano la presenza di molte altre sostanze chimiche oltre al fluoro.

Eccone alcune: Oeko-Tex, ZDHC, Gots, BlueSign, Camera della Moda Italiana, Detox di Greenpeace
Si tratta di regolamenti privati, volontari, per i quali – se deciderai di attenerti – ti consiglio di fare alcune scrupolose valutazioni preliminari. Lo standard al quale deciderai volontariamente di attenerti 
non è una “medaglietta” facile da conseguire!
Parlane prima con i tuoi fornitori e valuta attentamente che cosa comporti aderire ad una certificazione volontaria.
Dovresti anche trovare un modo per poi controllare il rispetto del previsto standard e questo può essere un bel problema!
In alcuni casi potrebbe anche accadere che determinati trattamenti non possano essere eseguiti, oppure che vi siano obblighi di misura di determinate sostanze presenti nel tuo prodotto tessile, e questo ti comporterà tempi e costi aggiuntivi non lievi, né trascurabili.

 

Caratteristiche dei tessuti destinati a trattamenti idro-oleorepellenti

Non tutti i substrati tessili si prestano ugualmente bene ad essere trattati con idro-oleorepellenti e antimacchia.
Per questa semplice ragione è importante capire in che cosa consista materialmente il tuo prodotto tessile, soprattutto se diverso da un comune rotolo di tessuto (cioè “in pezza”).

In proposito, vi sono alcune regole generali che, se rispettate, si traducono in celerità di esecuzione, minori costi di trattamento e maggiore qualità del prodotto. 

Entriamo un po’ nel merito.

  1. Stato del prodotto tessile da trattare

    Il substrato da trattare deve essere pulito.
    In questo caso “pulito” vuol dire esente da ammorbidenti, oli, oli da ricamo, cere e prodotti di finissaggio di varia natura. Se il prodotto tessile è pulito può essere trattato senza particolari lavorazioni preliminari; diversamente il prodotto deve subire un trattamento iniziale aggiuntivo allo scopo di eliminare del tutto (o il meglio possibile) ogni eventuale sostanza presente.

  2. Formato fisico del prodotto tessile da trattare

    Esemplifico i formati più comodo e più scomodo per farmi capire.
    – Formato più comodo: tessuto in rotoli (p.e. pezze).
    – Formato più scomodo: pezzi piccoli e sfusi (p.e. piccoli ricami frastagliati, piccoli ritagli di tessuto, ecc.).
    E’ possibile trovare una modalità di trattamento per qualunque substrato tessile, tuttavia non sempre è facile e comodo. Per questo ti suggerisco di comunicare al tuo fornitore fin dall’inizio come si presenterà il materiale per l’esecuzione del trattamento. E questo sia a livello di prove iniziali che in eventuali produzioni successive.
    Quando il prodotto tessile ha un formato particolare, spesso torna utile riesaminare l’intero ciclo della sua produzione. Questo consente di capire come si presenti in ciascuna fase di produzione e consente di definire in quale fase sia più opportuno effettuare il trattamento idro-oleorepellente o antisporcamento. Etichette, patch, piccoli nastri e ricami possono essere trattati più agevolmente prima del frastaglio, quindi quando sono ancora in pezzi non troppo piccoli e possibilmente uniti p.e. su teli da ricamo aventi larghezze di decine di centimetri e lunghezze di alcuni metri (solitamente 5/10/15).

  3. Quantitativi da trattare

    In laboratorio è possibile trattare quantità anche ridottissime di prodotti tessili per le necessarie prove preliminari e messe a punto. Le produzioni successive vanno industrializzate, ed è bene tenere conto dei vincoli degli impianti di produzione fin dalle prime prove di laboratorio. 
    Per individuare la corretta tecnologia applicativa e determinare i relativi costi è importante avere prima possibile un’idea orientativa delle dimensioni dei lotti che potrebbero essere trattati successivamente, in produzioni su più larga scala.

  4. Casi difficili o impossibili
    Purtroppo ci sono anche casi (rari) nei quali risulta impossibile eseguire il trattamento.
     Sono fortunatamente pochi, ma capitano.
    Tutti i  trattamenti vengono eseguiti in solvente acquoso: ciò significa che, quando si fanno i trattamenti, è sempre presente dell’acqua che lambisce il tuo prodotto tessile. 

    A questo punto occorre accertare se la superficie o la struttura del prodotto tessile possa alterarsi o danneggiarsi nel momento del trattamento.Tutti i trattamenti prevedono poi un ciclo termico e anche in questa fase occorre accertare che il tuo prodotto tessile non abbia a risentirne o danneggiarsi. In tutti i trattamenti è bene prevedere delle prove preliminari così da accertare esattamente il comportamento del substrato allo specifico trattamento necessario.
    Qualche caso molto speciale è capitato: molte volte il problema si risolve, qualche altra volta purtroppo no.
    E in questi casi si deve, ahimè, rinunciare al trattamento…

 

Buon lavoro e… buoni trattamenti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(r05 – 27.09.18)

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