Antibatterici 2. Trattamenti e norme

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Trattamenti antibatterici di prodotti tessili

 

Realizzare un buon prodotto tessile antibatterico vuol dire fare qualcosa che è ancora oggi molto innovativo. Il trattamento antibatterico conferisce un valore aggiunto importante al tuo prodotto tessile. Ciò vale se è una T-shirt che evita sgradevoli odori di sudore, come pure se è un camice per uso medicale, o una tutina per neonati, o un indumento per anziani.

Servono due condizioni affinché il tuo prodotto antibatterico sia unico e diverso da quanto è sul mercato:

  • un trattamento appositamente studiato al caso tuo
  • una misura della reale attività antibatterica raggiunta

Questo post ti spiega come districarti fra i molti trattamenti disponibili per identificare quello funzionale al tuo prodotto. Ti esporrò alcune norme e metodi per la misura e certificazione della capacità antibatterica raggiunta. Troverai infine alcune indicazioni relative all’etichettatura necessaria.  

Buona lettura!

 

Principi attivi antibatterici

Oggi esistono moltissimi trattamenti antibatterici diversi in grado di conferire delle proprietà a prodotti tessili. I loro principi attivi sono molteplici e ciascun principio attivo antibatterico è differente dagli altri.

Ecco i principi attivi più in uso (in ordine alfabetico):

  • Ammonio quaternario
  • Chitosano
  • Ioni di argento
  • PHMB (Poliesametilenbiguanidecloruro)
  • Silicio quaternario
  • Triclosano
  • Zincopiritione

Per ciascun principio attivo (si chiama “biocìda”), sul mercato esiste una molteplicità di sostanze chimiche che lo incorporano. Le differenze fra sostanze che incorporano uno stesso biocida dipendono da come la molecola di biocida viene “inclusa” nella sostanza chimica venduta: questo si rende necessario per legare stabilmente il biocida ad una fibra tessile.

 

Tutti antibatterici, ma…

A fronte della varietà di biocidi, delle sostanze chimiche derivate da ogni biocida, dei diversi produttori esistenti sul mercato, derivano trattamenti che si chiamano tutti “antibatterici”, ma che sono in realtà molto differenti per efficacia, prestazioni, comportamento, durata. Ulteriori grandi differenze di risultato derivano poi dalle molteplici e diverse tecnologie applicative adottate da ciascun applicatore, cioè dall’azienda che materialmente effettua il trattamento antibatterico sul tuo prodotto tessile. Uno stesso principio attivo applicato da due diverse aziende dà luogo facilmente a performances antibatteriche molto differenti. Prestazioni differenti e costi differenti trovano spiegazione, oltre che nel principio attivo utilizzato, nel metodo e nel rigore del processo applicativo impiegato per trattare il tuo prodotto. Si tratta di piccoli dettagli che producono grandi differenze. 

Arrivati a questo punto, comprendo le tue difficoltà nell’orientarti per definire come e dove trattare il tuo specifico prodotto. D’altra parte, mettere a punto un buon trattamento per un determinato prodotto tessile è un lavoro impegnativo in cui serve la tua collaborazione, un partner competente ed anche… un po’ di pazienza! 

Una ragione delle difficoltà è che non esiste “il migliore trattamento”, né – purtroppo – uno che vada bene per qualunque tessile.  

 

Da dove cominciare…

Cerco qui di fornirti un metodo di approccio e delle informazioni per ridurre il rischio di sbagliare, cosa che può capitare se non si procede nei dovuti modi. I trattamenti inadeguati sono frequenti nei prodotti sul mercato e, in questo campo, è la specificità del trattamento a fare la differenza del prodotto realizzato.

 

Determinare il trattamento antibatterico


Il mio suggerimento è partire dal tuo prodotto e dalle esigenze che conosci meglio di chiunque altro e con pazienza definire (o raccogliere) le informazioni che ti elenco.
Non ti scoraggiare!

Relativamente al tuo prodotto tessile bisogna identificare:

  1. tipologia di prodotto (descrizione, dimensioni, peso; se in pezza o in teli: altezza, lunghezza media, peso/metro lineare)
  2. dimensioni orientative dei lotti da trattare (inizialmente e nel caso di ipotetiche produzioni successive)
  3. composizione fibrosa 
  4. destinazione d’uso del prodotto (finalità, impieghi previsti)
  5. mercati e paesi (in particolare se extra-UE) in cui prevedi che il prodotto potrà essere venduto
  6. norme e parametri eventuali che tu sappia di dover soddisfare, o rispettare, o garantire
  7. prestazioni specifiche attese dal tuo prodotto 
  8. tipo e frequenza di manutenzione prevista (lavaggio in acqua? a secco? modalità, detergenti previsti, ecc.)
  9. durata dell’effetto antibatterico e numero di lavaggi ipotetici nel tempo di vita del prodotto
  10. ogni altra informazione che tu ritenga utile o importante  

Avventurarsi nel campo degli antibatterici senza avere idee sufficientemente chiare sui punti di cui sopra potrebbe essere fonte di dispiaceri. Può accadere che inizialmente tu non abbia proprio tutte queste informazioni: in questo caso prendi pure contatto con l’azienda per eseguire il trattamento, ma ricorda che presto o tardi serviranno tutte le informazioni di cui sopra

Meglio definire tutto per bene, perché il trattamento da eseguire è come un abito fatto su misura!

Con le informazioni che riferirai, l’azienda che deve eseguire il trattamento antibatterico, se adeguatamente competente, dovrebbe disporre di tutti gli elementi per poter selezionare principio attivo necessario e tecnologia applicativa più indicata nel tuo caso.   

 

Misurare e certificare tessuti antibatterici

La misurazione della capacità antibatterica è un aspetto di fondamentale importanza, ed è per questo che devi conoscerlo adeguatamente. 

Per misurare la capacità antibatterica di un prodotto tessile si eseguono prove che sono di tipo microbiologico e si fanno in laboratori opportunamente attrezzati. Meglio se “accreditati” per la prova che deciderai di fare.

Esistono diversi tipi di prove e vengono svolte con metodiche differenti. Tutte hanno sostanzialmente un obiettivo comune: rilevare come, in determinate condizioni e con il trascorrere del tempo, la presenza di batteri evolve sul tuo prodotto tessile.

 

Una prova antibatterica di esempio

Ti illustro brevemente (semplificando parecchio) la procedura di una prove. 

Si impiegano due capsule separate contenenti del brodo di coltura (è nutrimento per i batteri). In una delle due capsule si depone un frammento di tessuto trattato antibatterico; nell’altra un frammento di tessuto non trattato.

In ogni capsula vengono poi inoculati un numero noto di batteri di un determinato ceppo. Si sigillano le capsule si pongono a 37°C per 24 ore. Trascorso questo tempo si procede nuovamente alla conta dei batteri in ciascuna delle capsule. A seguito del trattamento effettuato registreremo una forte differenza numerica nei batteri fra tessuto trattato e non trattato. Mediante una formula (che non riporto per semplicità) si effettua il calcolo di un fattore che, nel caso della prova che sto esemplificando, rappresenta l’attività antibatterica del prodotto tessile trattato

Le prove antibatteriche si riferiscono ad un determinato ceppo batterico: la tabella riporta quelli più comunemente utilizzati. Si eseguono solitamente due prove: la prima con un batterio gram-positivo, l’altra con uno gram-negativo.

Come gram-positivo si utilizza spesso lo Staphylococcus aureus; come gram-negativo l’Escheria coli o la Klebsiella, ma nessuno vieta di impiegarne altri.

Non basta definire il batterio (o i batteri) da impiegare: va scelto anche il metodo di prova, cioè la norma di riferimento che fornisce la metodologia di prova standard, universalmente riconosciuta.
Come i principi attivi e i trattamenti, anche le norme sono abbastanza numerose: occorre qualche valutazione per la scelta.

 

Norme per le prove antibatteriche

Quelle che richiamo sono le principali norme per accertare l’antibattericità di un prodotto tessile.
E’ molto usata la ASTM 2149, come pure la ISO 20743 (che però può presentare qualche “controindicazione”).

UNI EN ISO 20743. Si tratta di una norma europea di tipo quantitativo che misura la capacità antibatterica di un prodotto tessile. La prova avviene per coltura in capsula di Petri; è di tipo statico, ovvero il campione di tessuto trattato e quello di riferimento (non trattato) sono adagiati nel brodo di coltura, incubati e si procede alla conta batterica prima e dopo il periodo di incubazione a 37°C. La prova fornisce un numero correlato all’attività antibatterica posseduta dal tessuto.

AATCC 100. La prova è simile alla precedente (ISO 20743) ed impiegata soprattutto sul mercato americano (USA)

JIS L1902. Anche questa prova è simile alla ISO 20743 ma l’impiego è soprattutto sul mercato giapponese.

UNI EN ISO 20645. E’ una norma europea di tipo qualitativo che determina l’attività antibatterica. Si tratta di una prova di diffusione in agar che non fornisce risultati su “quanto” sia la capacità antibatterica di un prodotto tessile, ma solo se il prodotto è, oppure non è, antibatterico.  

ASTM E 2149-13. Questa prova è importante in campo tessile ed è denominata Dynamic Shake Flask o, più compiutamente: Determining the Antimicrobial Activity of Immobilized Antimicrobial Agents Under Dynamic Contact Condition. La prova si basa sulla determinazione della capacità antibatterica mantenendo un campione di tessuto sotto agitazione durante il periodo di incubazione. La prova è detta anche “beuta a scuotimento dinamico” e questo metodo tende a dimostrare l’effetto antimicrobico imitando l’uso dei tessuti nella pratica reale.
Se la cosa ti interessa, puoi assistere nel filmato seguente alle modalità di conduzione della prova.

 

Vincoli da rispettare

La materia è molto fluida, perché l’UE (ed anche i Paesi extra-UE) tende a regolamentare questo campo in modo sempre più stringente. Le ragioni sono comprensibili e mirano ad evitare l’uso indiscriminato di prodotti biocidi: pratica che potrebbe portare all’insorgenza di resistenze batteriche indesiderate. Per tali ragioni, alcuni principi antibatterici hanno subito restrizioni; altri le stanno subendo e il loro impiego nei trattamenti tessili non è più, o non sarà più consentito.

In passato disponevamo di sostanze antibatteriche molto efficaci, di semplice applicazione e costo relativamente modesto. Fra queste vi era per esempio il triclosano. Questa sostanza ha subito restrizioni da parte dell’Unione Europea e, sebbene molto efficace,  non può essere impiegata. La stessa sorte subiranno alcuni composti dell’argento, anche se questo elemento antibatterico è tuttora molto in voga.

Occorre una certa prudenza e vigilanza sullo stato dell’arte in questo campo.

Vanno tenuti sotto controllo leggi, regolamenti, disposizioni e principi attivi allo scopo di operare nel rispetto delle regolamentazioni vigenti e di quelle in fase di emanazione. E’ importante evitare problemi nella vendita e, soprattutto, nel post-vendita di prodotti tessili antibatterici.

 

Etichettatura di articoli trattati antibatterici

L’Unione Europea, con il Regolamento n. 528/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 maggio 2012, ha sancito alcuni obblighi relativi all’immissione sul mercato di articoli trattati antibatterici.

In questo Regolamento, al Capo XIII, Articolo 58, “Articoli trattati“, vi sono aspetti di una certa importanza.
Fra queste, ho estrapolato quelli che riporto perché mi sembrano particolarmente significativi. 

  1. Gli articoli trattati sono immessi sul mercato unicamente se tutti i principi attivi contenuti nei biocidi con cui sono stati trattati, o che essi contengono, sono iscritti nell’elenco stilato conformemente all’articolo 9, paragrafo 2, per il tipo di prodotto e l’uso pertinenti, oppure nell’allegato I, e sono soddisfatte le condizioni o limitazioni ivi specificate”. Occorre pertanto che tu e/o l’azienda che effettua il trattamento vigiliate sui principi attivi impiegati”.
     
  2. “La persona responsabile dell’immissione sul mercato di un articolo trattato assicura che l’etichetta rechi le informazioni elencate nel secondo comma (…) quando, nel caso di un articolo trattato contenente un biocida, il fabbricante dell’articolo ne indica le proprietà biocide”.
  3. L’etichetta di cui al primo comma reca le seguenti informazioni:
  1. una menzione indicante che l’articolo trattato contiene biocidi;
  2. se confermata, la proprietà biocida attribuita all’articolo trattato;
  3. fatto salvo l’articolo 24 del regolamento CE n. 1272/2008, il nome di tutti i principi attivi contenuti nei biocidi;
  4. il nome di tutti i nanomateriali contenuti nei biocidi, seguito dal termine «nano» tra parentesi;
  5. eventuali pertinenti istruzioni per l’uso, comprese le opportune precauzioni da prendere a causa dei biocidi con i quali l’articolo è stato trattato o in esso contenuti”.

4. “Fatti salvi gli obblighi di etichettatura di cui al paragrafo 3, il fornitore di un articolo trattato fornisce gratuitamente e entro quarantacinque giorni, al consumatore che lo richieda le informazioni sul trattamento biocida dell’articolo trattato”.

5. “L’etichetta è chiaramente visibile, di facile lettura e adeguatamente resistente. Se le dimensioni o la funzione dell’articolo trattato lo richiedono, l’etichetta è stampata sull’imballaggio, sulle istruzioni per l’uso o sulla garanzia nella lingua o nelle lingue ufficiali dello Stato membro di introduzione, salvo diversa disposizione da parte di detto Stato membro. Nel caso di articoli trattati che non sono fabbricati in serie, ma progettati e realizzati su ordinazione specifica, il produttore può concordare altre modalità per fornire al cliente le pertinenti informazioni”.

Per una consultazione completa del Regolamento in parola (sono 123 pagine, ma la maggior parte non riguarda prodotti tessili trattati con biocidi) potete scaricare il testo completo cliccando qui. Quanto ho riportato deriva dal solo art. 58 del Capo XIII.

 

Conclusioni

Personalmente raccomando massima attenzione nel valutare le competenze dell’azienda alla quale ci si affida per eseguire il trattamento antibatterico su prodotti tessili.

E’ importante scegliere un partner competente, affidabile, che disponga di un sistema qualità certificato ISO9000. Tutto ciò ti permetterà di contare su una assistenza all’altezza della situazione e su un supporto tecnico affidabile. Queste condizioni ti consentiranno di contenere i tempi di studio e di realizzazione del trattamento, così da realizzare un prodotto tessile di valore, adeguatamente testato e documentato.

 

Per idee di prodotti tessili antibatterici e principi elementari sull’antibattericità puoi leggere la prima parte in questo altro post.  

 

Buon lavoro!

 

 

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(Rev. 01 – 14/10/2018)

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